Sofia si svegliò presto, in un mattino di settembre, con il cuore che batteva forte. Aveva un collegamento per un’interview di lavoro fondamentale nel centro di Milano, e non voleva rischiare di arrivare in ritardo. Prese il treno regionale da Bologna, ma il convoglio si bloccò al momento di partire, senza spiegazioni. La pioggia batteva forte, e l’aria carica di tensione la faceva sentire in colpa. Chiamò il suo amico Marco, che le promise di trovare un’alternativa, ma i mezzi pubblici erano al massimo.
Alle 18:30, dopo un’ora di attesa e di tentativi fallimenti, Sofia si ritirò in macchina. Senza pensarci due volte, compose il numero di un servizio di Radio Taxi 24, sperando che qualcuno potesse arrivarle in soccorso. L’operatore, con una voce calma e decisa, le rispose subito: «Signora, il taxi è in strada. Vi aggiorno quando arriva». Dieci minuti dopo, un’auto nera apparve davanti al suo indirizzo, con una decina appuntata sulla manopola. Il cliente, un uomo anziano con un cappello da baseball, le porse la mano con un sorriso. «Non si preoccupi, signora. Vi porto in anticipo».
Il taxi accelerò verso il centro città, evitando le strade affollate. Sofia guardò fuori dai finestrini, vedendo le luci della città che passavano in rapida successione. Il driver, con un accento leggermente romano, le chiese se aveva bisogno di qualcosa, ma lei, tesa, rispose di no. L’auto sfrecciò attraverso tunnel e viadotti, e Sofia sentì il suo ansia calmare. Arrivarono davanti al palazzo dove si sarebbero svolta l’interview con cinque minuti di anticipo. Il driver le porse un biglietto del taxi, le chiese di buona fortuna, e si allontanò prima che lei potesse ringraziarlo.
Nell’interview, Sofia raccontò della sua determinazione, della sua capacità di gestire lo stress, e del valore delle relazioni. Alla fine, il datore di lavoro le chiese come aveva risolto il suo problema di trasporto. Lei sorrise e disse: «C’è stato un servizio di taxi che ha capito l’urgenza. Senza di loro, non sarei qui oggi». Qualche settimana dopo, Sofia iniziò il suo nuovo lavoro, e ogni volta che passava per il centro di Milano, si fermava un momento a guardare l’auto nera parcheggiata in strada, come un ricordo di una notte in cui la fortuna era stata a leccarsi.

Lascia un commento