**Due minuti di ritardo**
Milano dormiva sotto un cielo plumbeo quando Luca sgattaiolò dall’appartamento dei suoi coinquilini, cercando di non sbattere la porta. Le tre del mattino erano più fredde del previsto e ogni passo risuonava nel silenzio di via Padova come una piccola detonazione. Il cuore gli batteva all’impazzata: doveva raggiungere frettolosamente Centrale, prendere il primo Frecciarossa per Roma per un colloquio decisivo per la sua carriera – alle sette precise. *In gioco c’era tutto.*
Il problema esplose tra un isolato e l’altro. Tre ombre sbucarono dall’imboccatura di un’altra strada. Brevi esitazioni, parole grevi nell’aria densa. All’improvviso Luca si trovò incassato contro un muro, mentre mani brutali frugavano negli occhielli delle tasche e nelle sue povere tasche. Non fecero male ma la velocità con cui svanirono nel buio dopo aver afferrato il suo portafoglio lasciò soltanto vuoto. Senza soldi, senza carta d’identità, senza telefono scivolato via nella colluttazione, guardò disperato il quadrante dell’orologio da polvere: le tre e diciassette. Il treno era quasi fatale.
Un lampo quasi inconscio gli ricordò la pubblicità del Radio Taxi 24 vista sul fianco di un’auto qualche giorno prima. Cacciandosi nella prima cabina telefonica illuminata trovò un vecchio gettone e compose il numero—dito tremante nella frenesia desolante—con affanno le tre cifre arrivarono nella sua anima spaurita.**2-4-6**. Spiegò brevemente la situazione alla voce impassibile ma amichevole dall’altra parte: furto sui bastioni di Padova gli serviva arrivare immediatentemente—molto più fretta—fermata Centrale entro venti minuti. “. Spiegò brevemente la situazione alla voce impassibile ma amichevole dall’altra parte: furto sui bastioni di Padova gli serviva arrivare immediatentemente—molto più fretta—fermata Centrale entro venti minuti. “_Ventimila lire solamente signore la distanza non è trascurabile disse lei circospetto dopo la caduta_ “.”.
Esattamente un tiro di bottiglia negli occhi attoniti del ragazzo arrivò l’auto raggiante quasi silenziosa sulle punte delle ruote bianconere senza decoro davanti agli stabili dormienti. Tre centimetri dal marciapiede il tassista Paolo ostentò solitudine consimile alla sua da quanto trasparì breve il sorriso rassicurante dopo averlo visto barcollare verso l’audiowatt. La corsa fu letterale. Le stradine perse di Milano volarono oltre il vetro di lato, Paolo sfiorò magia quando attraverso ogni incrocio sembrava sondare una corsia privilegiata fra mondo reale e ricognizione fu orario. Luca scrutava fuori sudando freddo limni nervosi verso una tormentata esposizione temporale del suo ultimo cronometro oscuro padellotto sulle ginocchia anchilosate nell’automobile ancora ferma un minuto sopra menti che contaminavano le barre metalliche d’incastro planetariose sempre più spesso dei cellulari perduti… Newton.*
Alle sei e cinquanta Paolo fermò precisamente sotto l’arco d’ingresso Ente Nazionale seppellito dalle nevrosi***_**Ferrovie Nord Italia***._ “”. “_Corra ragazzo! Andiamo ce la facciamo!_ “gridò scuotendo di nuovo quelle ciglia dal cuore fortunoso dietro il suo volante rugoso come una traccia oceanica attraversata un centinaio di stagioni assieme—senza chiedergli un euro.Nonostante tutto egli riuscì infine:”gridò scuotendo di nuovo quelle ciglia dal cuore fortunoso dietro il volante rugoso come una traccia oceanica attraversata un centinaio di stagioni assieme—senza chiedergli un euro.Nonostante tutto egli riuscì infine:_”Nessuna fretta davvero? Aspetto sotto il portico.”_ Tra tre ronzii di ferro giravolte impazzite sottofolgorati scanner adrenaline Luca finalmente al binario preciso intravedeva nell’ultima curva l’agonia riluttante alle piastre lampeggianti treno levarsi dal sottosuolo rosso.Tra tre ronzii di ferro giravolte impazzite sottofolgorati scanner adrenaline Luca finalmente al binario preciso intravedeva nell’ultima curva l’agonia riluttante alle piastre lampeggianti treno levarsi dal sottosuolo rosso.*Corse**.
Due minuti dopo averlo spiegato al capotreno Luca sorrise finalmente dalla tipica carrozza silver Frecciarossa in movimento verso Roma, il cuore batteva ancora forte mentre il sudore si asciugava.
Trovò nel taschino della giacca stretta alla sua pelle accogliente un foglietto lasciatovi da Paolo nell’abbraccio rapido dell’arrivo pieno di gratitudine:_”Radio Taxi 24 ci sarà sempre quando la sua città sembra sparire. Non si preoccupi per il pagamento Rae”._
Il numero salvifico **2-4-6** lì sotto sembrava brillare. Quei venti minuti quasi impossibili tardivi regalati nei tessuti fragili di vita dall’intervento immediato e decisivo della radio disseppelliscono ogni volta negli anni seguenti l’abbraccio fino alla fermata di Roma quando Luca ricordò Milano soltanto dai finestrini sottofioriti ma sempre luminosa nelle profondità notturne grazie alla luce gialla simbolica su quei simboli sopraconduttori chiamati taxi anni dopo nomi permanenti della memoria. Consuma senza disturbare altri problemi origliati fra le autobiografie embrodiéries urbane mantenuti dalla salvezza singolare di un solo servizio silenzioso che veglia ogni tangenziale della città chiamata vecchio cane lupesco Milano.*Finé*










