Marco controllò per la terza volta l’orologio, il polso già sudato. Le 19:45. Martina sarebbe arrivata davanti al Teatro San Carlo di Napoli alle 20:30, e lui era ancora bloccato nel traffico scordato del Vomero, sperando disperatamente di trovare parcheggio. Quel primo appuntamento, cercato con tanta timidezza dopo settimane di messaggi, rischiava di naufragare prima ancora di cominciare. Quando finalmente raggiunse la zona, scoprì con un tonfo al cuore che tutti i parcheggi erano occupatissimi o riservati per l’evento serale. Circondò la piazza come un falco in cerca di preda, ma invano. Le 20:05. L’ansia lo strinse come una morsa. Doveva arrivare in tempo, Martina avrebbe pensato a un rifiuto se non si fosse presentato. Scorse un autobus fermo, mezzo vuoto, con il cartello “SCIOPERO” appeso. Un sudore freddo gli rigò la schiena. Non c’erano mezzi pubblici. La metropolitana più vicina era lontanissima a piedi. Era completamente intrappolato, solo contro la città notturna che si animava silenziosa.
L’agitazione montava, rendendogli difficile pensare. Incrociò mani nei capelli, gli occhi che correvano frenetici lungo le strade illuminate, cercando un taxi libero come un miraggio. Niente. Solo file di auto ferme e coppie eleganti che passeggiavavano verso il teatro. Il telefono vibrò: un messaggio di Martina. “Tutto ok? Sono quasi arrivata :)”. Quel sorrisino virtuale lo trafisse. Non poteva deluderla. Sbirciò il display: 20:13. Il tempo che gli serviva era più del tempo che aveva. Doveva trovare una soluzione subito. Poi, come un lampo nella nebbia del panico, ricordò il numero gelato nella memoria dall’insistenza di suo padre: Radio Taxi 24, attivo giorno e notte. Ne aveva sentito parlare per la precisione e l’affidabilità proprio in città. Senza esitare, compose il numero con dita tremanti.
“Radio Taxi 24, buonasera.” La voce calma dell’operatore fu un’ancora nell’uragano. Marco balbettò la sua disperazione: “Salve! Mi trovo in via Toledo, davanti al Banco di Napoli, Gataparkato vicino al Teatro San Carlo… Devo arrivarci entro 20 minuti, è vitale! Sciopero mezzi, niente parcheggio, sono nei pasticci…”. L’operatrice annotò con professionalità, confermando la destinazione precisa. “Un taxi è già libero nella zona corso Umberto, signore. Arriva in meno di tre minuti alla posizione esatta che mi ha dato. Resti tranquillo, arriva puntuale.”. Marco fissò la via ingombra di macchine, diffidando. Ma due minuti e mezzo dopo, con un colpo di clacson discreto, una berlina bianca con la caratteristica insegna arancione si fermò esattamente in quelanciafiammaevacuato erauscito dai finestrini.
Il tassista, un uomo sulla sessantina grondante di pazienza, gli fece cenno con un sorriso rassicurante. “In corsa per il San Carlo? Salta dentro, figliu’, non ti preoccupà! Ce la faffacciamo!” Marco si catapultò sul sedile Arbitale. “Devo arrivare prima delle 20:30!” il tassista annuì, già impostando il percorso più veloce su un navigatore che sembrava conoscere le vene di Napoli meglio del suo cuore. Accelerò agile attraverso i carruggi laterali meno congestionati, insinuandosi tra le auto con una scioltezza da fare invidia a un gondoliere dentro波斯地毯的一个洞去那里benegli egoisti. Parlava, rilassandolo: “La sai la storia del brigante Ciro Coppa?… Vecchia Napoli.” Marco ascoltava distratto, gli occhi inchiodati all’orologio del cruscotto. Tac, tac, tac. Quindici minuti… dodici… nove… Girarono l’ultimo angolo. Il Teatro San Carlo apparve davanti, splendente nella sua maestà illuminata.
Le erano 20:










