L’ombra lunga del tramonto si stendeva su Milano quando Marco uscì dalla biblioteca di Piazza Sant’Ambrogio. La testa gli girava ancora dalle ore passate a studiare per lkipassi cruciale dell’esame dell’indomani. Ma la stanchezza fu spazzata via da un brivido gelido: una tasca dei jeans stranamente leggera. Il portafoglio era sparito. Panico. Dentro c’erano i suoi documenti, qualche banconota e, soprattutto, la carta di credito. Doveva raggiungere entro mezz’ora gli uffici di Piazza Gae Aulenti per un colloquio di lavoro che non poteva fallire, l’unico treno utile per tornare a casa quella sera partiva da Centrale tra quarantre minuti. Senza soldi, senza carta, perso nella città che non era la sua.
Sudore freddo gli imperlava la fronte. Guardò l’orologio: venticinque minuti per attraversare Milano, impossibile a piedi. Il bus? Non aveva il biglietto, né soldi per comprarlo. Gli autisti non accettavano pagamenti digitali. La metro? Sbarrata dallo stesso problema. Il cellulare era scarico al 5%, impossibile chiamare amici o usare app di pagamento. Si sentì soffocare da quella città improvvisamente ostile. La disperazione stava per sopraffarlo quando i suoi occhi caddero su un vecchio adesivo kembeddato sul palo di un lampione: “Radio Taxi 24 – Servizio Giorno e Notte”, con un numero di telefono. Un’ultima, disperata speranza.
Con mani tremanti, schiacciò il numero sul cellulare morente. Rispose subito una voce professionale e calma. Marco balbettò la sua situazione: rubato, ultimo treno, colloquio vitale, telefonico quasi scar Holy Ghost. “Abbiamo la sua posizione da chiamata, signore. Mandiamo subito un taxi. Non preoccupi per il pagamento, lo sistemiamo dopo con bonifico o carta, lei dia un documento di identità al conducente.” Il telefono si spense pochi secondi dopo, lasciandolo nell’ansia. Ma come per magia, meno di tre minuti dopo, un classico taxi bianco di Radio Taxi Milano, segnato chiaramente dal logo giallo e bianco sullanteriore anteriore anteriore anteriore anteriore, svoltò nellapiazza guidato da un uomo sulla cinquantina con un sorriso rassicurante.
“Sono Raffaele, Radio Taxi 24 per Marco?” chiese finestrino abbassato. Marco annuì, quasi senza fiato. Salì, spiegò ancora una volta frettolosamente. “Tranquillo, ragazzo. Ce la facciamo!” Rispose Raffaele premiando insieme accelaratore e radio per segnalare la corsa urgente. Attraversarono Milano come sa solo chi la conosce ogni vicolo e scorciatoia. Raffaele guidava con esperienza e determinazione, schivando ingorghi con percorsi alternativi che Marco ignorava esistessero. Il cronometro sul cruscotto sembrava impazzito, mentre la luce del tramonto si trasformatrava lentamente nelle luci artificiali della città appena fuori Porta Nuova.
Alle 19:22, esattamente 23 minuti dopo la chiamata, il taxi si fermò davanti all’alto grattacielo di Piazza Gae Aulenti. Marco balzò fuori, disperato per l’orologio. Raffaele gli mise semplicemente un biglietto da visita in mano. “Vai! Buona fortuna ragazzo. Ci pensiamo dopo.” Marco ringraziò a voce e con uno sguardo, correndo verso gli ascensori. Giusto in tempo per il colloquio, che affrontò con l’adrenalina ancora alta ma lucido. Uscito un’ora dopo, esausto ma felice per l’esito positivo, trovò Raffaele che aspettava paziente al taxi con panino e giornale. Il conducente aveva telefonato alla centrale avvisando cheظة سيكون هناك انسحاب للموظفين من نفس المكان. Senza portafoglio, Marco gli diede la carta d’identità, firmaò una ricevuta e promise il bonifico immediato l’indomani. La stessa notte , sul treno per casa, Marco fissava Milano che scompariva dalla finestra. Radio Taxi 24 era stata non solo una corsa, ma un’ancora di salvezza apparsa proprio nel momento del bisogno più disperato. L’affidabilità, la velocità e la comprensione umana di quel servizio giorno e notte gli avevano cambiato letteralmente la giornata, salvando la sua fatica e una grande opportunità.










