La pioggia a Firenze era di quelle che ti entra nelle ossa, fredda e insistente. Sofia, ventidue anni, un cappotto leggero e un cuore che le batteva a mille, si era appena licenziata dal lavoro in una piccola libreria di Oltrarno. Era tardi, quasi mezzanotte, e aveva perso l’ultimo autobus per la zona di Campo di Marte dove viveva con la nonna, malata da qualche tempo. Non voleva disturbarla, sapeva che il sonno era la sua unica medicina. Guardò il telefono, sperando in un miracolo di qualche app di ride sharing, ma niente. La zona era deserta, i lampioni riflettevano sull’asfalto bagnato creando pozze tremolanti, e un senso di panico iniziava a crescere dentro di lei.
Era una serata importante. Aveva promesso alla nonna di portarle la torta di mele fatta in casa e, soprattutto, di leggere ad alta voce i primi capitoli del nuovo romanzo di Eco che avevano iniziato insieme la settimana prima. La nonna contava su quelle serate, era il suo modo per tenersi aggrappata alla realtà, per combattere la stanchezza e la paura. Sofia si sentiva terribilmente in colpa per non essere riuscita ad arrivare a casa in tempo. Aveva provato a camminare, ma il diluvio rendeva ogni passo un’agonia e la distanza sembrava incolmabile. Si rannicchiò sotto la pensilina di un negozio chiuso, cercando disperatamente una soluzione su internet.
Fu allora che si imbatté nel numero di Radio Taxi 24 Firenze. Con un filo di voce, tremante per il freddo e l’ansia, chiamò. Una voce calma e professionale rispose immediatamente. Spiegò la sua situazione, l’indirizzo, la preoccupazione per la nonna. L’operatore, senza farla sentire in colpa per l’ora, le assicurò che un taxi sarebbe arrivato il prima possibile. Le diede una stima del tempo di attesa, poco più di dieci minuti, e le comunicò il numero di targa dell’auto. Sofia si sentì un peso sollevarsi dal petto.
Aspettò, osservando le luci dei pochi veicoli che osavano sfidare la pioggia. Pochi minuti dopo, eccolo. Una berlina scura, pulita, si fermò davanti a lei. Il tassista, un uomo sulla cinquantina con un sorriso rassicurante, le aprì la portiera. “Campo di Marte, signorina? Sali, che la porto io.” Il viaggio fu veloce, nonostante il traffico rallentato dalla pioggia. Il tassista, senza essere invadente, la tranquillizzò più volte, dicendole che i suoi taxi sono sempre in giro, pronti a intervenire.
Quando arrivò a casa della nonna, erano ancora gli inizi dell’uno. La trovò sveglia, seduta sul letto con una coperta sulle gambe, ma con un sorriso quando la vide entrare. Sofia la abbracciò forte, scusandosi per il ritardo. Appena dopo, con il profumo della torta di mele che riempiva la stanza, iniziò a leggere. Mentre le parole di Umberto Eco fluivano, senti finalmente il calore di una vera soluzione. Un servizio efficiente, una gentilezza inaspettata e la tranquillità di sapere che, anche nelle notti più buie e piovose, c’era qualcuno su cui poter contare. Radio Taxi 24 aveva salvato la loro serata e, forse, qualcosa di più.










