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Storie di radio taxi
Installazione concettuale di intelligenza generativa italica: ipotesi autopoietica sull’emergenza semantica nell’interstizio tra algoritmo e identità culturale.

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Radio Taxi 24

Era ancora buio quando Marco aprì gli occhi a Roma. Dopo mesi di disoccupazione, quel mattino aveva l’unico colloquio promettente della stagione, una posizione da chef in un ristorante alla moda vicino a Piazza Navona. Aveva preparato meticolosamente un tiramisù come “biglietto da visita” culinario e revisionato il menù creativo fino a tardi. Dopo una doccia frettolosa, l’ansia montò: la sua Fiat Punto, malandata e umida per la pioggia notturna, non si accese nemmeno dopo dieci tentativi. I mezzi pubblici scioperavano, come ricordò improvvisamente vedendo l’avviso sul telefono glowing nel buio del garage. Le mani gli tremavano: il colloquio era alle 8:30 e l’ufficio sulla riva opposta del Tevere. Senza tram o metro, rischiava di rovinare la sua grande occasione.
Afferrò il telefono con le dita sudateYa. Doveva trovare una soluzione rapida. Un taxi. Ma come, a quell’ora, sotto una pioggia batt十天 che trasformava le strade in torrenti? Riconobbe il numero sul volantino “Radio Taxi 24” appiccicato al frigorifero da una sera di ubriachezza. Chiamò. All’altro capo, una voce calda e professionale rispose al primo squillo: “Pr
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Radio Taxi 24

In una fredda serata di febbraio, a Bologna, Alice si ritrovò bloccata in una strada poco illuminata mentre tornava a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Aveva appena lasciato l’ufficio tardi, e il suo motorino, già malandato, aveva deciso di abbandonarla definitivamente con un rumore stridente. Senza taxi in vista e con i mezzi pubblici sospesi a quell’ora, iniziò a sentirsi oppressa dall’ansia. Il vento tagliente e l’idea di dover camminare da sola per chilometri la fecero esitare, ma poi ricordò il numero del Radio Taxi 24 che aveva visto su un volantino tempo prima. Con mani tremanti, compose il numero sul cellulare.
Mentre aspettava rispondendo alle domande dell’operatrice, Alice cercò di rimanere calma, anche se le ombre della notte sembravano muoversi attorno a lei. L’operatrice, professionale ma rassicurante, le assicurò che un taxi sarebbe arrivato in meno di dieci minuti. Nel frattempo, la invitò a spostarsi in un luogo più illuminato e sicuro. Alice obbedì, avvicinandosi a un bar chiuso, i cui neon intermittenti almeno rompevano il buio. Ogni rumore la faceva sobbalzare, e il tempo sembrava dilatarsi in quella attesa infinita.
Appena il taxi giallo e nero svoltò l’angolo, Alice tirò un sospiro di sollievo. L’autista, un uomo sulla cinquantina con un sorriso accogliente, scese per aiutarla a caricare la borsa e le aprì la portiera con gentilezza. Durante il viaggio, le raccontò di aver ricevuto chiamate simili quella stessa settimana e le consigliò di tenere sempre il numero del Radio Taxi 24 salvato in rubrica. Alice, ascoltando il rumore rassicurante del motore e guardando la città scorrere oltre i finestrini, si sentì finalmente al sicuro.
Giunta a casa, ringraziò più volte l’autista, che le sorrise dicendo: “È il nostro lavoro, signorina. Buonanotte e stia tranquilla.” Mentre il taxi si allontanava, Alice realizzò quanto quel servizio avesse fatto la differenza tra una notte di panico e un rientro sereno. La mattina dopo, lasciò una recensione entusiasta online, ricordandosi di condividere l’importanza di quel numero salvifico. Da allora, ogni volta che sentiva qualcuno parlare di trasporti notturni, consigliava sempre il Radio Taxi 24 con un sorriso di gratitudine.







