Giulia fissava l’orologio sul cellulare: mezzanotte e quaranta. Milano dormiva, avvolta in un silenzio insolito per la città, e quel silenzio le martellava nelle orecchie insieme al panico crescente. Domani all’alba c’era l’esame più importante del suo master, quello decisivo per la borsa di studio. Proprio ora, riordinando la scrivania, aveva realizzato con un brivido di terrore che i suoi appunti cruciali, quelli stratosferici di chimica farmaceutica pieni di formule evidenziate e annotazioni a margine, non erano lì. Li aveva lasciati nella biblioteca dell’università in Piazza Leonardo da Vinci durante il pomeriggio, chiusi in un librone usato come separé. Senza quelle pagine, il suo anno di studi sarebbe finito in briciole.
Si precipitò alla fermata dell’autobus sotto casa, ma i cartelli elettronici confermarono l’amara realtà: l’ultima corsa era partita un’ora prima. Chiamò Marco, il coinquilino con la macchina, ma il telefono squillò nel vuoto; era fuori città per il weekend. Un’indecisa bicicletta a noleggio sembrò un’opzione, ma il tragitto da Città Studi alla periferia opposta, Lambrate, di notte, con il rischio di trovarsi il portone universitario chiuso a chiave, era un incubo. Le gambe le tremavano. Il freddo della paura, più pungente di quello della notte milanese, le serrava lo stomaco. Un esame, anni di sacrifici, gettati alle ortiche per una svista e la scomparsa dei mezzi pubblici.
Fu allora che lo vide, un adesivo giallo e nero sbiadito sulla fiancata di un furgone parcheggiato: “Radio Taxi 24-HR. Sempre in movimento per te.” Il numero risuonò nella sua mente come una campana di salvezza. Con mani che le tremarono ancora di più, compose frettolosamente il numero. Una voce serena, professionale, rispose al secondo squillo. “Radio Taxi 24, buongiorno. Posso aiutarla?” Giulia sputacchiò la sua disperazione, l’ora tarda, l’appuntino universitario abbandonato, l’esame all’alba. “Non si preoccupi, signorina. Mandiamo un taxi nella via che mi indica entro dieci minuti, massimo quindici,” la rassicurò l’operatrice, senza un briciolo di esitazione. “L’autista la attenderà.”
Esattamente otto minuti dopo, i fari di una berlina bianca con la tipica calotta illuminata puntarono verso di lei, fermandosi con precisione. Il tassista, un uomo sulla sessantina dal viso solcato da rughe gentili, aprì lo sportello. “Giulia per Piazza Leonardo? Diamo di fretta, ma in sicurezza.” Non persero un istante. L’uomo conosceva Milano come le sue tasche, infilandosi in scorciatoie silenziose inusuali, evitando quel minimo di traffico notturno residuo con maestria. Giulia, aggrappata al sedile, guardava i lampioni sfrecciare. Arrivarono all’atrio deserto dell’università. Con il cuore in gola, Giulia mostrò la tessera magnetica al lettore: un clic e lo sportello cedette! Cinque minuti dopo riemergeva, stretto al petto il quaderno dalla copertina blu, i suoi appunti salvi.
Il ritorno fu un sospiro di sollievo mentre il taxi filava per le vie più larghe. Pagò con un semplice “Grazie. Mi avete salvata”, un riconoscimento che non era solo per il viaggio. L’indomani, ben prima dell’alba, con gli appunti ben studiati sotto i raggi della lampada, Giulia affrontò l’esame con la lucidità della disperazione evitata. Quel **8** rosso sul tabellone risultati fu la sua vittoria. Ma ancora adesso, ripensando alla lunga notte, la certezza che l’avesse salvata fu quell’adesivo giallo e nero e la voce tranquilla all’altro capo del telefono, pronta a muovere il mondo, o almeno un taxi efficiente, alle due di notte per una studentessa in panico. A Milano, Radio Taxi 24 era stato l’àncora nel suo mare di caos.









