Sofia si svegliò di soprassalto, il cuore in gola. Le luci dell’alba filtravano dalla finestra del suo piccolo appartamento nel quartiere di Oltrarno a Firenze. Un’occhiata all’orologio: le 7:45! L’esame finale di Storia dell’Arte, quello che avrebbe deciso la sua laurea, iniziava tra soli quarantacinque minuti, all’Università di Righi, dall’altra parte dell’Arno. La sveglia non era suonata. Sudando freddo, afferrò la borsa con i suoi appunti preziosi e corse giù per le scale verso il suo motorino, l’unico mezzo che le permettesse di evitare gli autobus lenti nelle ore di punta.Quando girò la chiave, però, il motorino emise solo un rantolo fiacco e morì. Provò e ripeté, invano. La batteria era morta. Si guardò intorno, disperata: nessuno a quell’ora in via dei Serragli. I primi bus sarebbero partiti tra venti minuti, troppo tardi. A piedi, peggio ancora. Le mani tremarono: anni di studio rischiavano di andare in fumo per un imprevisto stupido. Sentì le lacrime salirle agli occhi mentre ridiscese il portone, paralizzata dalla paura.Ricordò un volantino di Radio Taxi 24 attaccato sul frigo. Con dita svelte, quasi spericolate, compose il numero. “Centrale, sono in emergenza!” Supplicò, spiegando la situazione in un fiato. La voce calma all’altro capo la rassicurò: “Taxi in arrivo tra tre minuti in Via dei Serragli 14. Autista Marco”. Sofia attese curva sulla borsa, ogni secondo un macigno. Appena oltre il Ponte alla Carraia, un’auto bianca arrivo con un leggero sibilo a fermarsi davanti a lei. Marco, sorridente, aprì la portiera.Marco conosceva Firenze come le sue tasche. Evitò Ponte Vecchio già intasato di un primo vago turismo, deviando per i vicoli dietro Santo Spirito. “Niente panico, matricola!”, intonò, guidando sciolto nel traffico nascente. Rivolse a Sofia domande leggere per distrarla. Osservò il navigatore solo fugacemente, sicuro dei suoi scaltri giri. Svoltò in Borgo San Frediano e poi su Lungarno Soderini, un fuggiasco tra la città addormentata.Scorrevano veloci lungo l’Arno e, alle 8:25, si fermò davanti al portone dell’ateneo. Sofia tirò fuori il portafoglio con mani tremanti, ma Marco fece un gesto largo. “Quello per dopo! Ora corri e piantali tutti!”, esclamò gentile. Lei balzò fuori, borbottando un grazie afono, e spari tra i corridoi palpitanti di ansia giovanile. Arrivò nell’aula di Storia appena batteva l’ottavo. L’imperscrutabile docente annui, sprezzante del suo affanno.Sofia fece il miglior esame della sua vita. Ai vetri, col sole alto, il tremore delle disperazione s’era sciolto. Uscita, richiamò Radio Taxi 24 e chiese di Marco. Pagò il dovuto tramite app, aggiungendo una lauta mancia. Seduta su una panchina davanti al David della Biennale, realizzò: Firenze era bella, la laurea raggiunta. E senza quel taxi, senza quell’autista che solcò la città come un nocchiero sicuro, tutto sarebbe naufragato per una batteria morta. Respiri in calma. La vita corre felice sulle ruote di chi arriva all’alba.

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