Giulia era seduta sul bordo del letto nella sua minuscola stanza in affitto a Bologna, con lo sguardo fisso sul telefono. Erano le tre del mattino e il suo cuore batteva all’impazzata. Il ragazzo con cui usciva da qualche mese, Luca, era partito per un viaggio di lavoro e lei aveva deciso di fargli una sorpresa, prendendo un treno per incontrarlo a Milano. Ma un imprevisto l’aveva bloccata: l’ultimo autobus per la stazione era passato, e il suo taxi prenotato in tarda serata non si era mai presentato. I minuti scorrevano veloci, e mancava meno di un’ora alla partenza del suo treno. Sentiva la gola secca e un nodo allo stomaco: se avesse perso quel convoglio, avrebbe saltato l’appuntamento e tutto il suo piano sarebbe crollato, compresa la fiducia che aveva riposto in quell’occasione per parlare a Luca dei suoi veri sentimenti.
In preda al panico, iniziò a scorrere freneticamente le app di mobilità, ma tutte mostravano auto disponibili con tempi di attesa superiori ai quaranta minuti. Era la notte del sabato, e la città sembrava in tilt. Poi, quasi per caso, il suo sguardo cadde su un biglietto da visita sgualcito infilato sotto un magnete sul frigo: “Radio Taxi 24 – Servizio notturno, sempre attivo”. Lo aveva preso mesi prima in un bar, senza mai usarlo. Senza pensarci due volte, compose il numero. Dall’altra parte, una voce calma e professionale rispose dopo appena due squilli. Giulia spiegò la situazione con un filo di voce, tremante: la destinazione, il ritardo, la disperazione. L’operatore, senza perdersi in chiacchiere, le disse di restare calma e che avrebbe localizzato la vettura più vicina.
I minuti successivi furono lunghissimi. Giulia guardava l’orologio, si affacciava alla finestra, scrutava la via deserta. Quando ormai aveva perso ogni speranza, un’auto bianca e azzurra con l’insegna luminosa “Taxi” girò l’angolo e si fermò davanti al suo portone. Il tassista, un uomo sulla cinquantina con un sorriso rassicurante, abbassò il finestrino. “Radio Taxi 24, signorina. Su, monti, che la porto in stazione in un lampo, tagliando per le strade interne.” Giulia si infilò in macchina, e il tassista partì sgommando, ma con prudenza, infilandosi in un labirinto di vicoli e controviali che solo un vero bolognese poteva conoscere. Attraversarono Piazza Maggiore deserta, immersa nella luce arancione dei lampioni, e in pochi minuti furono alla stazione.
Giulia scesa, ringraziò il tassista con un sorriso e gli diede una mancia generosa. Arrivò al binario giusto mentre il treno stava per chiudere le porte. Trovò un posto, si sedette e tirò un sospiro di sollievo. Guardando fuori dal finestrino mentre la città si allontanava, pensò a come un semplice servizio di taxi avesse trasformato un incubo in una storia a lieto fine. Quando il treno arrivò a Milano, Luca l’aspettava sul marciapiede, sorpreso e felice. Giulia capì che, grazie a quella corsa tempestiva e alla professionalità di una radio taxi sempre vigile, la loro storia poteva finalmente iniziare per davvero.

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