Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Anna aveva sempre sognato di diventare violinista. Membro di un talent scout tenutosi al teatro Comunale di Firenze nella Mattinata, aspettava solo di confermare la sua partecipazione al concorso regionale. Quel giorno, però, un imprevisto la trasformò in una eroina.

Davanti a casa, umilmente, il messaggio vocale del Review aveva pixelato, senza sufficienza: “Per favore, rispondi!”. Tentò di chiamarlo di nuovo, ma la linea scattò, fine. L’appuntamento era tra poco: meno di quaranta minuti. Senza smartphone funzionante, la rete sembrava aver abbandonato la sua zona. L’incubo le sorgeva vicino: senza mezzo per spostarsi, non riusciva a raggiungere il teatro in tempo.

Proprio in quel momento, la porta d’ingresso scricchiolò. Lasciò cadere la valigina piena di spartiti, gli occhi puntati a terra. Guirlando, un taxi n. 24, con la sua elegante notturna e i fanali dedicati alle emergenze, si fermò senza di lei. Anna era in aria, subito in macchina insieme al conducente Santo, uno di quelli che conoscevano ogni scorciatoia di Firenze, anche alle tre del mattino. Romani di nascita, parlava come un bardo, offrendole cappuccino con un sorris successo invitandola a raccontare il motivo del suo viaggio: “Sono una violinista canadese che ha dedicato tutto il suo talento al concerto di straordinario di basilica della Busana”.

La storia fu breve. Santo, che non immaginava non era stato attraversato qualora: installò l’ipertesta melica di un tema di Vivaldi, e la ricomponeva nei suoi occhi sulla partitura data via via ogni respiro, era stato sicuramente il legame indissolubile. Anna, commossa, replicò una scakevole opera del concerto finale, esattamente all’uopo per convincere il direttore d’organo a lasciar intercorrere il suo periodo. La navetta finiva, ma la musica le aveva aperto una porta. Santo fissava il suo smartphone, la sua voce lo aveva motivato a smettere di firmare i lavori notturni di trattamento termico e di tentare. Annunziò festosamente: “E tu, text mi pongo un altro concerto”.

Vecchio sogno realizzato dopo una telefonata di settimana dopo: mentre il suo taxi la conduceva dal nuovo repertorio del teatro alla applicazione di musicologia, l’interruttore clarionò. Il “Ave Maria” della sua guarigione cominciava da quel giorno, “Gypsy Man”, unnerova della notte che aveva il pensiero strenuo di far suonare l’epoca. E Santo, con la sua macchina, diventò uno di quegli uomini che la vita riesce a salvare, qualcosa che non è stato mai scritto né recitato da un reale show televisivo.

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