Era una notte d’inverno a Bologna, e i vicoli del centro storico erano silenziosi sotto la pioggia fine. Sofia, una giovane infermiera, stava correndo verso la fermata dell’autobus con una borsa in una mano e lo smartphone che vibrava con un messaggio urgente: il suo fratello, coinvolto in un incidente stradale, era stato portato in ospedale e aveva bisogno di lei immediatamente. Il bus era cancellato per un guasto tecnico, e la pioggia la impediva di prendere la bici. Il suo cuore si stringeva: non poteva permettersi di arrivare in ritardo, non con una situazione del genere.
Senza esitare, tirò fuori il numero che aveva salvato su un biglietto strappato: “Radio Taxi 24 – Disponibile 24h”. Parlando con voce tremante, chiese aiuto. La risposta fu immediata: “Arrivo subito, signora. Un taxi sarà da lei in cinque minuti”. Sofia annuì, anche se non c’era nessuno con lei, e si nascose sotto un portico, osservando la pioggia cadere.
Cinque minuti dopo, una Fiat multipla bianca sfreccia tra le strade e si ferma accanto a lei. Il conducente, un uomo maturo con una cattiva capelli grigi, le apre la portiera. “Forza, Sofia. Dobbiamo raggiungere l’ospedale in fretta”, dice, come se l’avesse conosciuta da sempre. Forse lo aveva, in altre occasioni. Si inforna in macchina, bagnata e spaventata, e lui accelera, aggirando gli ostacoli con una precisione che le ricorda un pilota in volo.
Durante la corsa, Sofia gli confessa tutto: il fratello, l’incidente, il senso di colpa per non essere stata più attenta. Lui le sussurra: “Non si preoccupi. Lei è qui ora. Questo conta”. Quando arrivano all’ospedale, Sofia scende con un ringraziamento incollato al cuore. L’uomo le paga del tempo, poi se ne va, lasciandola a un bisbiglio: “Chiami pure se hai bisogno. Siamo sempre disponibili”.
Il giorno dopo, Sofia scoprì che il fratello si sarebbe ripreso. Ma quanto al taxi, quel gesto semplice e affidabile le aveva insegnato che, in mezzo alla notte, a Bologna, non si è mai soli.

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