Giulia si svegliò presto mercoledì mattina, con l’ansia ancora tiepida sul viso. Aveva un colpo d’affare fondamentale con un cliente a Roma, e non poteva permettersi di fallire. Il suo auto, una vecchia Fiat 500, non aveva mai dato problemi, ma oggi non voleva partire. La luce del cristallo si strinse, il motore protestò e si spense. Con il tempo che le scadeva, Giulia si trovò a guardare la sua città natale, Bologna, da lontano, mentre il traffico notturno della città di Roma le brucicava sotto i piedi. Chiamò un amico, ma lui non riuscì a venirle in soccorso. Allora, con il cuore che le batteva forte, prese il telefono e dialò il servizio di Radio Taxi 24.
Il telefono squillò due volte, poi un uomo con un accento romano distinto rispose: «Radio Taxi 24, posso aiutarla?». Gli disse tutto, con voce tremante. L’uomo le rispose subito: «Parte in 10 minuti, lei è la signorina Giulia, no? Viaggerò io personally. Non si preoccupi». Giulia esitò un momento, ma non aveva altro da perdere. Appena chiuse il telefono, iniziò a pulire l’auto, come se potesse funzionare lo stesso. Ma il motore rimase muto.
Arrivò un suono di passi sulla soglia. Un uomo in maglia tecnica e pantaloni morbidi, con una capsella nera in mano, entrò nel cortile. «Ecco io», disse, aprendo la porta della Fiat. Giulia lo guardò perplessa, chiedendosi se fosse davvero un taxi. «Non ha comprato l’auto, allora?» chiese lui, mentre si inchiodava al posto di guida. «No, è una cosa mia… Non funziona». Il taxi, un Audi A4 ben tenuto, era immacolato, e l’uomo, con una precisione che sembrava naturale, iniziò a parlare con il suo appuntato. «Dovremo andare in via del Corso, poi prendere la circumvesuviana. Ci metterà mezza ora, massimo».
Quando si arrivò al centro di Roma, Giulia si sentì svenire di sollievo. Il cliente, un uomo con gli occhi luminosi, era già in piedi, con un cappello da baseball e un sorriso imitativo. «Grazie infinite», gli disse, stringendo la mano del taxi. L’uomo, il coordinatore della Radio Taxi 24, si chiamava Marco e aveva lavorato per dieci anni senza mai un guasto, senza mai un rifiuto. «Figuriamoci», disse, «se non ci fosse stato, avrebbe perso l’affare. E invece…». Giulia rise, finalmente.
Quella notte, tornata a Bologna, Giulia non dimenticò l’immagine del taxi che le era apparso fuori tempo massimo, né la voce calma di Marco. Scrisse un messaggio al servizio, ringraziandolo di cuore. E da allora, ogni volta che l’idea di chiamare un taxi le veniva in mente, Giulia sorrideva. Perché non era solo un mezzo di trasporto: era stato il salvataggio, la pace della notte, la certezza che, anche quando tutto sembrava rovinato, c’era sempre qualcuno pronto a prendere la strada per aiutarci a arrivare.

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