Era una pioggia battente a Roma alle tre del mattino. L’aria era pesante, come se tutti gli sguardi della città si fossero incollati alle vetrate delle automobili in movimento, le lampade stradali si perdevano in una nebbia grigia e ogni passo sembrava una battaglia contro l’acqua che sale dai marciapiedi. Giulia, ventiquattrenne e con la pelle lucida per la pioggia, correva a gambe basse tra i vicoli di Trastevere, intenta a raggiungere l’ultima fermata del tram, sperando che l’ultimo mezzo arrivasse entro un minuto. Ma il segnalibro era sparso, le binari erano vuoti e il display del binomio electronic non mostrava nemmeno una riga di cabina d’attesa.
Il traguardo era un concerto stretto, l’ultimo taglio della notte organizzato da un’etichetta emergente. Giulia non ce l’aveva per niente. Le biglietteri erano irrimediabilmente andate esaurite a mezzogiorno, le sue amiche si erano già chiuse in sette macchinine di lusso, e lei, con la mascella striata di fango e la sicurtà in pannoscia, si sentiva come una naufraga di strada senza una sola speranza. Con il cuore che batteva a ritmo di tempesta, aprì l’app su cui il Wi-Fi si era appena riattaccato, digitando *Radio Taxi 24*. Un messaggio comparve, veloce come un lampo: *”Disponibile. Attendendo la chiamata.”*
Il taxi arrivò due minuti dopo, i fari tagliarono la pioggia come due falci elettriche. Il ragazzo dietro il volante, con il cappello nero che copriva i suoi occhi svelti come quelli di un chirurgo, non si fece due domande: *”Dove ti porto, giovane Fantasma dei vicoli?”*. Giulia indicò nel foglio che era entrato in busta all’alba dentro la borsa: il club *Vasca Vaghe*, dove il DJ locale avrebbe suonato fino alle prime luci. Con un cenno, si mise a correre, i ruoti che si ingranavano come falangi sotto la pioggia.
Raggiunta l’ingresso del locale, Giulia scorse prima l’amica Marta, poi riprese a correre, questa volta più leggera, verso il bar del retro, dove l’aria era strizzata di whiskey e musica techno. Dentro, il DJ le Asian Dust avrebbe aperto il set con un hype promettente, ma Giulia non ci perse un secondo. Si spostò vicino al mixer, attiva un loop hip hop che trasformò il sipario in una pista di danza.
L’uniscindo, dopo aver beccato una stanza al Motel Villa Borghese con l’aiuto del service, si svegliò davanti a un messaggio in cui Giulia, sdraiata sul letto, inviava un video con le macchie di acqua sul soffitto e una nota: *”Ce l’ho fatta grazie alla Taxi Radio. Domani me ne vado via loro. Portatemi un caffè e non dirlo a niente.”* Il ragazzo, confuso ma sorridente, si alzò e aprì la porta dell’albergo. Fuori, un’aria baciata dal sole illuminava la via, e Giulia, già in piedi, prese infine il colore del cielo azzurro e lo affidò alla pioggia.

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