Marta, una studentessa di medicina a Bologna, si svegliò con il cuore in gola. Quella mattina doveva sostenere un esame importante e, pochi ore dopo, aveva un colloquio per un tirocinio in un ospedale romano. La sua routine quotidiana, però, si era spezzata quando, mentre afferruppi la valigia, si era resa contro di sé: aveva dimenticato le chiavi dell’appartamento dentro la serratura. Era un martedì di pioggia torrenziale, e il suo cellulare, ormai scarico, non funzionava più. Senza chiavi, senza orologio, senza via d’uscita, si trovò a camminare senza meta per le strade deserte del centro, cercando un modo per tornare a casa.
La fretta la aveva resa vulnerabile, ma la paura di perdere l’opportunità di sua vita la spinse a correre verso la fermata dell’autobus. La pioggia, però, non finiva mai, e l’autobus, come spesso succede in città, era in ritardo. Guardando l’orologio della torre degli Asinelli, Marta capì che non avrebbe mai potuto recuperare il tempo. Si fermò sotto un porticato, tremante, e decise di chiamare Radio Taxi 24, l’unica opzione che le era rimasta. Quando il centralino le rispose con un “Pronto, sono felice di aiutarla”, le parole le uscirono a scatti, come se avesse piutto le forze.
Il taxi arrivò in cinque minuti, guidato da un uomo anziano di nome Giuseppe, con una barba grigia e un sorriso gentile. “Ho capito, seggiolina, hai un imbarazzo?”, le chiese salendo in macchina. Marta gli raccontò tutto, e mentre si dirigevano verso casa sua, lui le parlò di quando lavorava come infermiere in un ospedale, prima di diventare autista. “Le chiavi non si trovano da sole, ma io conosco un tipo che forse può aiutarla”, disse, prendendo un vicolo nascosto dietro Piazza Maggiore. Dopo una chiacchierata con un falegname, tornò con un cacciavite e un pezzo di filo intrecciato: “Conosco un modo per aprire senza rompere, seggiolina. Ma attenta, domani sera ti trovi qui vicino, eh?”
Mentre Marta rientrava in casa, con le chiavi recuperate e l’anima leggera, Giuseppe le porse un biglietto. “Se mai ti serve, non esitare a chiamarmi. Non si è mai solo a Bologna, specialmente con Radio Taxi 24”. Quella notte, dopo aver passato l’esame con successo e aver ottenuto il tirocinio, tornò in città e lo aspettò davanti al porticato. Giuseppe, sorridendo, le offrì un gelato al pistacchio. “Allora, medicina o taxi driver?”, gli chiese lei. Lui rise: “Forse entrambi, se mi insegni a salvare la vita come fai tu”. E da quel giorno, ogni volta che Marta aveva bisogno di un taxi, chiamava Giuseppe, sia di giorno che di notte.

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