Sofia, una ragazzina di diciotto anni, passeggiava con il fratello Marco lungo la passeggiata del mare a Rimini quando quest’ultimo fu colpito da un improvviso attacco di asthma. L’affannosità si accrebbe in pochi minuti, accompagnando da un tirarsi al petto sempre più forte. Sofia, impaura, cercò di aiutarlo con l’inhalatore, ma i sintomi non scomparvero. Il sole calante del tramonto non la distolse nemmeno da un pensiero: doveva trovare un mezzo per portarlo in ospedale, lontano da qualsiasi fermata dell’autobus.
Con il telefono in mano, sfogliò freneticamente le app, ma la rete era lenta e le opzioni limitate. Alla fine, chiamò un servizio di radio taxi 24 ore su 24, che aveva visto pubblicizzato in una stazione di servizio poco prima. Una voce calma le rispose: “Siamo già su strada, indirizzo?” Sofia, con voce tremante, descrisse la posizione. In cinque minuti, un’auto bianca con la scritta “Taxi Rimini Express” parcheggiò accanto a loro. Il conducente, un uomo anziano con occhi gentili, si precipitò in aiuto. Sollevò Marco con delicatezza e, dopo aver verificato il suo stato, partì alla velocità giusta, evitando folate e code.
Durante la corsa, il taxi guidò attraverso strade secondarie note solo ai locali, sfrecciando davanti a caffè, chioschi e alberghi che Sofia aveva sempre ignorato. Il conducente parlò con Marco, gli chiese di respirare lentamente e, con un sorriso, gli confidò: “Ho tre figli, ho visto spesso questi sintomi.” Quando arrivarono all’ospedale, i medici lodarono la prontezza dell’intervento. Marco, dopo un paio d’ore di osservazione, fu dimesso con un nuovo inalatore e un piano di gestione.
Sofia, serata dopo, decise di lasciare una recensione sul sito del servizio. Mentre digitava, si rese conto di quanto fosse stato importante il taxi non solo per l’aiuto medico, ma per la sua prontezza. Il conducente, Marco, le aveva tenuto compagnia con aneddoti sulla città e le frasi rassicuranti. “Siamo qui per servire”, le aveva detto prima di salutarla. Da quel giorno, ogni volta che un imprevisto la colpiva, non esitava: un taxi 24 ore era sempre una chiamata lontana.
Anni dopo, Sofia studiò a Milano, ma ogni estate tornava a Rimini. Un pomeriggio, mentre passeggiava con una sua amica, vide fermare un taxi bianco. Il conducente, ormai anziano, le riconobbe e le chiese: “Dobbiamo ancora salvare qualcuno oggi?” Lei rise. “No, ma grazie per essere sempre qui.” Lui annuì, come se avesse capito che quel giorno non fosse stato solo un lavoro: era stato un destino.

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