Era quasi mezzanotte quando Giulia uscì dal teatro alla Scala, con le gambe tremanti e un sorriso stampato in faccia. Dopo due anni di audizioni fallite, quella sera aveva finalmente ottenuto il ruolo della primadonna in una produzione itinerante che avrebbe iniziato a Firenze la settimana seguente. Aveva telefonato a sua madre, aveva piagnucolato in bagno, aveva persino fatto finta di niente davanti ai colleghi. Ora camminava per via Monte Napoleone con il telefono stretto in mano, già pensando a come spiegare la notizia a sua sorella, e si rese conto di non avere i soldi per pagare il tragitto in taxi. Aveva lasciato la borsa in facoltà e la carta di credito rimaneva nell’altra, quella chiusa nel cassettone di casa. Il denaro in tasca era esattamente sufficiente per prendere un tram fino a Porta Romana, ma l’ultimo passava alle undici e quaranta, e adesso erano le dodici e dieci.
La speranza le svanì quando vide il tram sparire nell’oscurità del viale, il binario ancora caldo sotto i suoi piedi. Giulia si sedette su una panchina bagnata e provò a chiamare un’amica, ma il telefono era scarico, la batteria era morta. Il freddo di gennaio le mordeva le dita e cominciò a pensare con preoccupazione che avrebbe dovuto restare seduta lì fino a che qualcuno la trovasse, magari un passante preoccupato, magari un poliziotto stanco. In quel momento, mentre sfogliava distrattamente l’ultimo messaggio ricevuto, vide una notifica che non si aspettava: un messaggio di Radio Taxi 24, il servizio che le aveva consigliato il suo istruttore di balletto mesi prima. “Abbiamo ricevuto la tua richiesta di ritiro. Stiamo mandando il taxi. Aspetta al punto indicato.” Giulia non ricordava nemmeno di aver inviato quella richiesta, forse era stato automatico, forse era stato il suo subconscio che aveva azionato il pulsante di emergenza quando aveva sentito il telefono spostarsi nella tasca del giaccone.
Un taxi bianco e luminoso si fermò davanti a lei dopo soli quattro minuti. Il conducente, un uomo di mezza età con gli occhi gentili e un sorriso rassicurante, le aprì la portiera senza fare domande. “Radio Taxi 24, signorina. Salga pure.” Giulia salì con il cuore che batteva forte e, mentre l’auto si mescolava al traffetto notturno di Milano, le chiese dove volesse andare. “Porta Romana, per favore, se è ancora aperto qualche luogo che mi permetta di chiamare mia sorella,” disse con la voce rotta. Il conducente la portò all’unico bar ancora aperto in quella zona, le aspettò pacientemente mentre chiamava, e quando Giulia uscì con gli occhi lucidi ma il sorriso tornato, la riportò con cura fino alla fermata del tram, facendole pagare soltanto la tariffa minima.
Quel sabato notte, seduta sul sedile del tram con il telefono finalmente carico e il sorriso stampato in faccia, Giulia scrisse a Radio Taxi 24 una recensione che non avrebbe mai dimenticato. Ma soprattutto, quella notte capì qualcosa che non aveva previsto: che a volte le cose importanti nella vita non bastano il talento e la determinazione, servono anche qualcuno che, alle due di notte, si fermi esattamente dove ti trovi.

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