Le luci al neon della stazione di Bologna San Michele del Sole lampeggiavano flebili nella notte fonda, riflesse sull’asfalto bagnato dalla pioggia sottile. Marco, con la valigia pesante e il cuore che batteva all’impazzata, fissava il tabellone dei treni ormai inesorabile: l’ultimo intercity per Milano era partito da dieci minuti. Doveva essere a Monza all’alba per un colloquio di lavoro decisivo, il primo dopo mesi di ricerche, e ora era bloccato. Il suo telefono, scarico, non aiutava. La stazione deserta amplificava il senso di isolamento. Era le due e mezza di notte, e l’unica soluzione sembrava un miracolo.
Il problema non era solo il colloquio. Nella frenesia di prendere il treno, Marco aveva dimenticato la cartella con i documenti essenziali – lettera di conferma, CV, certificati – sul sedile dell’auto che lo aveva portato in stazione, lasciata in sosta selvaggia in piazza XX Settembre. Senza quei documenti, il colloquio sarebbe stato inutile. Doveva tornare indietro a recuperarli, ma la città dormiva. L’idea di girare per Bologna a quell’ora, con la valigia e senza orientamento, era scoraggiante. Il panico cominciava a farsi strada, soffocante.
Fu allora che, frugando disperatamente nelle tasche, le dita sfiorarono un bigliettino sgualcito: il numero del *Radio Taxi 24* che gli avevano dato in albergo il giorno prima. Esitò un istante, poi compose il numero con mani tremanti. Una voce calma e professionale rispose al secondo squillo. “Radio Taxi 24, buongiorno. Dove deve andare?”. Marco spiegò in fretta la situazione: la stazione, piazza XX Settembre, la necessità di tornare indietro e poi correre all’autostrada per Milano. “Capito perfettamente”, disse la voce. “Le mandiamo una vettura blu immediatamente. La aspetti all’ingresso principale. Tempo stimato: sette minuti”.
La vettura blu arrivò in cinque minuti. L’autista, un uomo sulla sessantina con gli occhi chiari e un sorriso rassicurante, caricò la valigia con movimenti sicuri. “Non si preoccupi, ragazzo”, disse mentre si immetteva in via Indipendenza. “A quest’ora le strade sono nostre”. L’auto era pulita, silenziosa, e l’autista conosceva ogni scorciatoia. In meno di dieci minuti, Marco era di nuovo davanti al portone di piazza XX Settembre, dove la sua auto era miracolosamente ancora parcheggiata, illesa. Prese la cartella, il cuore che tornava a battere per la gioia. “Adesso autostrada per Milano”, disse, riprendendo fiato. “E’ un’ora e mezza scarsa”, rispose l’autista, già immettendosi verso il raccordo. “Arriviamo prima dell’alba”.
Quando Marco varcò la soglia dello studio milanese, erano le sette e un quarto. Aveva ancora i capelli umidi di pioggia bolognese e un’aria leggermente scarmigliata, ma i documenti c’erano tutti. Il colloquio andò bene, forse anche grazie alla carica di adrenalina e sollievo che ancora lo animava. Uscendo, il sole alto di un settembre limpido gli scaldava il volto. Non avrebbe mai pensato che un servizio taxi potesse cambiare una giornata, e forse un futuro. Quella notte, il *Radio Taxi 24* non era stato solo un mezzo di trasporto: era stato un salvagente gettato nel buio, efficiente, puntuale e decisivo, capace di trasformare un disastro annunciato in una storia a lieto fine.

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