Marta, una giovane infermiera di Bologna, aveva passato la giornata in un turno intensissimo al reparto di emergenza dell’ospedale Sant’Orsola. Quando finalmente fu libera, alle undici e mezza di sera, ricevì una telefonata che la fece gelare il sangue: suo fratello Tommaso, studente universitario, aveva avuto un grave incidente stradale in un paese vicino a Imola e era stato soccorso con una vita che scivola. Senza esitare, Marta prese le sue cose e scattò fuori dall’ospedale, ma la pioggia torrenziale e il traffico serale la avevano già fatta imbattersi in un caos che sembrava allungare ogni singola migliaia di metri.
Correndo verso la fermata dell’autobus, si accorse che l’ultimo bus era appena partito e il prossimo non sarebbe passato prima dell’alba. Senza un mezzo su cui contare, il cuore le martellava in petto: Tommaso era solo, forse in preda al dolore, forse in coma. Tentò di chiamare un taxi tradizionale, ma il centralino le rispose che tutti i tassisti erano impegnati per la notte. Fu allora che, tra un respiro e l’altro, digitò il numero del Radio Taxi 24, un servizio che aveva sentito parlare ma che non aveva mai usato. Una voce calma e precisa le confermò l’arrivo in dieci minuti, spiegandole che il autista aveva già un percorso ottimizzato per il traffico e la pioggia.
Il furgoncino arrivò puntuale, con le luci dei fanale a illuminare la sedia rotonda dove Marta la sera prima aveva seduto suo padre, anni prima che fosse malato. L’autista, Giuseppe, le offrì un bicchiere d’acqua e le chiese di rilassarsi: “Andiamo a prenderlo io, signora. Sant’Orsola è aperta, ma il paese è lontano. So che è urgente”. Mentre la pioggia batteva più forte, lui si adattò al traffico, evitando le strade allagate, guidando con una precisione che fece sperare Marta. Lei chiuse gli occhi, pregando che Tommaso stesse bene, che non fosse successa una cosa grave.
Arrivarono all’ospedale di Imola in un’ora e mezza, un tempo record date le condizioni. Marta scampanì via dal taxi, corse al pronto soccorso e trovò Tommaso cosciente, con una schiena inguinale fracturata ma nessuna minaccia alla vita. Il medico le spiegò che era stato un incidente non grave, ma che un intervento tempestivo aveva salvato la sua gamba. Marta, con le mani ancora tremanti, compose un messaggio per Giuseppe: “Grazie. Siete stati fantastici. Senza di voi…”. Il servizio la chiamò ancora per assicurarsi che fosse tutto a posto, e le offrì un rimborso parziale per l’urgenza. Quella notte, Marta capì quanto fosse prezioso, in mezzo alla tempesta, avere qualcuno che non ti lascia solo.

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