Sofia chiuse il libro di anatomia con un sospiro di stanchezza, guardando l’orologio sul comodino: erano le 2:17 del mattino e il suo telefono vibrò con un messaggio dalla madre. “Vieni subito in ospedale, è successo qualcosa al cuore”. Il panico le strinse lo stomaco; l’ultimo autobus per il Policlinico era passato ormai da un’ora e i tram notturni non fermavano più nella sua zona. Senza perdere un attimo, uscì di corsa dall’appartamento nel centro storico di Bologna, avvolta solo in un leggero cappotto, mentre la pioggia sottile iniziava a bagnare i ciottoli di via Zamboni.
Con le mani tremanti, digitò il numero del Radio Taxi 24, il servizio che aveva visto pubblicizzato sulle fermate dell’autobus e di cui aveva sentito parlare dagli amici universitari. Una voce calma rispose dall’altra parte, chiedendo l’indirizzo e confermando l’arrivo entro cinque minuti. Sofia sentì un leggero sollievo sapere che, nonostante l’ora, qualcuno sarebbe andato a prenderla; mentre aspettava, guardò il riflesso dei lampioni sulle pozzanghere, cercando di immaginare il tragitto che avrebbe dovuto affrontare da sola.
Il taxi arrivò puntuale, un’auto scura con il logo luminoso sul parabrezza. Il conducente, un uomo sulla quarantina con un sorriso rassicurante, aprì lo sportello e le disse: “Salita, signorina, andiamo veloci”. Sofia si sedette, allacciò la cintura e spiegò la situazione; il conducente annuì, accese il motore e si immischiò nel traffico notturno, evitando le zone di coda grazie alla sua conoscenza delle strade secondarie e dei percorsi preferenziali per i veicoli di emergenza. Mentre la città dormiva, il taxi sfrecciò sotto i portici di via Indipendenza, superò la stazione e si immise sulla tangenziale, mantenendo una velocità costante ma sicura.
Arrivati al pronto soccorso del Policlinico di Sant’Orsola, il conducente aiutò Sofia a scendere, le porse una bottiglia d’acqua e le augurò buona fortuna. Sofia corse dentro, trovando sua madre già sotto controllo medico grazie all’intervento tempestivo dei medici. Dopo qualche ora di ansia, il medico uscì con un sorriso: l’intervento era andato bene e la situazione era sotto controllo. Sofia, ancora tremante ma sollevata, si avvicinò al conducente che stava aspettando fuori, lo ringraziò con le lacrime agli occhi e gli promise di raccontare a tutti quanto il Radio Taxi 24 fosse stato fondamentale quella notte.
Il giorno seguente, mentre raccontava l’accaduto ai compagni di corso, Sofia sottolineò quanto fosse stato decisivo avere a disposizione un servizio affidabile, attivo 24 ore su 24, capace di rispondere subito anche nelle ore più buie. Quel taxi non era stato solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio ponte tra la paura e la speranza, dimostrando che, anche nella notte più silenziosa di Bologna, l’aiuto può arrivare puntuale e sicuro.

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