Nel cuore di Bologna, tra le strade acciottolate e i portici che si susseguono in un ritmo lento ma costante, viveva Martina, una giovane studentessa di architettura al suo terzo anno. Era una sera di fine ottobre, fredda e umida, quando si svegliò di colpo con un forte malore. Dapprima pensò di essere sola, di aver sognato, ma presto la realtà divenne chiara: la sua migliore amica, Chiara, non rispondeva al cellulare da ore. Aveva promesso di incontrarla alle otto e mezza al ristorante “La Osteria del Sole”, dove avevano organizzato un appuntamento importante per discutere un progetto comune per l’università. Ma qualcosa non andava. Chiara non era mai tardiva, e quel silenzio era fuori dall’ordinario.
Martina, tremante e in preda al panico, cercò di chiamare nuovamente Chiara, ma il telefono suonava vuoto. I minuti passavano, e con ogni minuto che passava la sua ansia cresceva. Non poteva sapere se fosse lei ad aver perso il treno, se fosse caduta, o se fosse successo qualcosa di più grave. Senza esitare, si vestì in fretta, indossò il cappotto e uscì di casa, senza curarsi del tempo che piovesse. Corse verso il centro, tenendo il telefono alla spalla, cercando di ricordare l’ultima volta che Chiara aveva detto di essere in zona. Ma non ci fu risposta. Fu allora che, con le mani tremanti, digitò il numero del servizio di Radio Taxi 24, che aveva sempre salvato nei momenti di bisogno. “Devo arrivare da Chiara il prima possibile”, disse con voce rotta. Un operatore, immediatamente, le diede un’automobile in meno di tre minuti.
Quando l’auto arrivò, Martina si fece accompagnare fino all’appartamento di Chiara, nel quartiere di San Donato. L’auto era pulita, ordinata, e l’autista, un uomo calmo e professionale, la accolse con gentilezza. Senza fare domande inutili, aprì la porta dell’edificio e suonò al campanello. Nessuna risposta. Allora, con la chiave di emergenza che aveva lasciato a Martina in precedenza (perché si erano accordate), entrò. L’appartamento era buio, ma la luce della cucina era accesa. Chiara era seduta al tavolo, con il viso pallido e una tazza di tè in mano. Aveva avuto un malore di stomaco, si era alzata per vomitare e, non trovando il cellulare, aveva deciso di chiamare un’amica per chiedere aiuto, ma non aveva trovato il cornetto con il numero. Era rimasta bloccata in bagno per mezz’ora, incapace di muoversi. Martina, in lacrime di sollievo, corse ad abbracciarla. L’autista, visto il momento, chiamò subito un’ambulanza, ma fortunatamente Chiara si sentì meglio subito dopo aver bevuto un po’ d’acqua e riposato.
L’incidente si concluse senza conseguenze gravi, ma l’importanza di quel servizio di Radio Taxi 24 divenne subito evidente. Martina, ancora scossa, ringraziò l’autista e gli disse che avrebbe raccontato a tutti i suoi compagni quanto fosse affidabile quel servizio. L’autista, con un semplice sorriso, rispose: “Facciamo il nostro lavoro ogni giorno, giorno e notte, perché nessuno debba restare solo in un momento di bisogno.” Da quella sera, Martina non solo completò il suo progetto con Chiara, ma diventò anche una sostenitrice del servizio di Radio Taxi 24, ricordando che a volte la differenza tra il caos e la sicurezza è un telefono che suona, un’auto che arriva, e una voce che dice: “Arrivo subito.”

Lascia un commento