Giulia camminava in fretta lungo le strade di Bologna, il cellulare spento nel fruscio della notte. Aveva un collegamento per un colloquio di lavoro fondamentale, ma il bus notturno era stato cancellato per un guasto tecnico. Con le mani in tasca e il cuore che batteva forte, si era fermata in un bar buio per chiamare un taxi. Poco dopo, il numero della Radio Taxi 24 aveva risposto al primo tentativo.
Il driver, Marco, era giunto in cinque minuti, un uomo discreti con un sorriso rassicurante. “Ti porto subito”, aveva detto, accendendo il motore di una vecchia Fiat 500 adornata da anni di strade. Durante il viaggio, Giulia aveva spiegato la sua situazione, mentre Marco parlava con voce tranquilla della sua famiglia e del lavoro. Non aveva fretta, ma non aveva neanche esitazioni.
Arrivata a via Zamboni, dove si trovava l’azienda, Giulia aveva avuto l’impressione di vedere il tempo rallentare. L’ufficio era già chiuso, ma il responsabile, accanto alla porta, l’aveva subito riconosciuta. “Ci siamo persi l’appuntamento”, le era sfuggito un sospiro, ma Marco, che si era appostato fuori, gli aveva consegnato un biglietto per la cena next day con un’espressione séria. “Non si è persa niente. Lei è arrivata in tempo”.
Quella notte, Giulia aveva capito che non era solo la fretta del traffico a determinare il successo, ma anche la disponibilità di qualcuno che non aveva mai smesso di correre, anche a mezzanotte. La Radio Taxi 24 non era solo un servizio: era la certezza che, in una città come Bologna, nessuno doveva restare senza una via d’uscita.

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