Luca aveva appena finito un incontro importante alla Borsa di Milano quando notò un turbinio di fumo che avvolgeva il sottopasso del Navigli. Il suo smartphone, rimasto a lungo in tasca, era spento, e la batteria del portatile era quasi esaurita. Era mezzanotte, e la metropolitana era stata bloccata da giorni per manutenzione. Senza mezzi di trasporto, la tensione lo strinse al petto: non poteva perdere l’appuntamento con la dottoressa, che lo aveva segnalato come promettente per un dei progetti dell’istituto di ricerca che lo aveva accolto in città.
Cercò invano i taxi, finché un Albertaire in livrea nera, con il logo *Radio Taxi 24*, parcheggiò di scatto davanti al bar dove aveva bevuto con gli amici. “All’interno?” chiese, il fiato corto. La signora dietro il bancone, al primo tentativo di indicare l’indicazione, scosse la testa. “La via? Non ricordo… ma era vicina al Piazzale Dante.” Luca annuì, senza più forze per parlare.
L’agente si avviò al volante, il motore ruggì, e con poche vibrazioni superò il caos. “La mia collettura?” domandò Luca, mentre la domanda si confondeva con il gorgoglio del motore. “Intanto non temerà, siamo al centro.” Minuti dopo, nel cuore di Piazza Duomo, l’auto frenò a una velocità sospesa tra efficienza e urgenza. La dottoressa lo stava aspettando tra le braccia della segretaria, che le aveva telefonato in segreto. Lui la baciò, ancora stanco ma vincitore, mentre le sirene della necropoli paludosa si allontanavano così vicino senza toccare niente.

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