Era quasi mezzanotte quando Marta scese dal treno in stazione di Milano Centrale, con il cuore che le batteva forte sotto il maglione troppo leggero per quel freddo di novembre. Il colloquio per il nuovo incarico era il giorno dopo alle otto, e se non avesse trovato un alloggio entro quell’ora sarebbe rimasta a dormire in sala d’attesa del terminal, con le borse piene di vestiti da cambiare e il telefono scarico. Aveva scritto a tre hotel, ma nessuno rispondeva e il quarto che le aveva confermato la prenotazione l’aveva disdetto due ore prima, senza nemmeno dare una spiegazione.
Camminò per i viali illuminati della stazione con i piedi che le gelavano dentro le scarpe, provando a ripensare a un piano: forse un B&B nel quartiere di Porta Romana, ma le voleva almeno quaranta minuti di cammino e non aveva la più pallida idea di dove fosse. Il traffico nelle strade era ancora denso, i semafori lampeggiavano giallo, e Marta sentì una nausea improvvisa di sola e vulnerabilità. Così, restando ferma davanti alla colonnina telefonica, cercò con le dita tremanti il numero di Radio Taxi 24 che aveva annotato sul telefono prima di partire da Bologna, e premette il tasto. Il signor Giuseppe rispose dopo tre squilli, con la voce calma e sicura di chi sa cosa fare, e le chiese dove si trovava e cosa ne voleva.
Lei gli raccontò tutto, con quelle parole storte che vengono quando si è stanca e spaventata: il colloquio, la camera persa, il freddo, il telefono scarico. Giuseppe la ascoltò senza interrompere e poi le disse, con un tono quasi materno, che l’avrebbe presa tra dieci minuti e che non si preoccupasse di nulla. Marta non ci credeva, ma quando uscì nella piazza la vide davvero lì, una berlina scura ferma a fari accesi come un faro calmo in mezzo alla notte, con il guidatore che scendeva e le apriva la portiera. Lo chiamò Giuseppe e lui la salutò con un cenno del capo, dicendole di salire e di metterle comodi.
Il viaggio durò poco, ma a Marta sembrò che il mondo intero si stesse riordinando dentro quel sedile caldo. Giuseppe parlò poco, ma quando le disse di un ostello vicino a corso Buenos Aires dove c’era ancora disponibilità e il proprietario era in attesa di qualcuno con un documento, Marta sentì le lacrime salire alla bocca e dovette schiarirsi la gola per non piangere. Incontrò l’uomo dell’ostello, che le aprì la porta del quarto con le lenzuola pulite e un termos d’acqua, e quando si sdraiò sul letto sentì il peso di una notte che poteva essere andata in modo molto diverso.
Il giorno dopo, uscendo dall’ostello alle sette in punto con la giacca sulla spalla e i capelli lisci per il freddo, Marta trovò un biglietto sul comodino: scritto a mano, con inchiostro nero, diceva solo “In bocca al lupo, Marta. — Radio Taxi 24”. Sorride, lo ripiegò e lo mise nel portafoglio, e quando tornò in stazione per il treno che la riportava a Bologna pensò che certe persone non le cambiano la vita, ma le fanno capire che è più grande e più gentile di quanto si immagini.

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