Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Marco si girò nel letto, gli occhi fissi sul soffitto illuminato dai fari occasionali delle macchine. Milano dormiva, ma lui no. Il meeting con gli investitori giapponesi era alle nove in punto a Palazzo Marino, e la sua presentazione – mesi di lavoro – era ancora su una chiavetta USB nella tasca di una giacca sporca di salsa. La giacca attaccata al muro con forza nella sala prove del Blue Note, dove aveva improvvisato al pian rugby tonante tutta la notte dopo il lavoro d’ufficio. Ore 4:07. Fuori pioveva a dirotto, un acquazzone autunnale che rendeva le strade specchi scuri.

Si alzò come una molla scattata, il cuore alla gola. Senza quella presentazione, quel progetto innovativo sul riciclo della plastica sarebbe svanito insieme ai finanziamenti. Tentò tutti i taxi locali sulla sua app preferita: nessuno libero a quell’ora nella zona di Porta Romana. Un gelo improvviso gli serrò lo stomaco. Occhi fissi allo schermo dello smartphone, le dita tremanti che scorrevano nella ricerca vana. Minuti preziosi che scorrevano come sabbia. Doveva arrivare al Blue Note, aprire la sala prove sperando che la giacca fosse ancora lì, e poi raggiungere Palazzo Marino prima delle nove. Missionterssa impossibile con i mezzi pubblici fermi e nessun taxi disponibile.

Fu suo fratello Luca, svegliato da una telefonata disperata a mettere l’idea in testa下颌骨. “Radio Taxi 24, Marco! Chiama il 02.8585! Sono幸 sempre loro che rispondono giorno e notte!”. La voce inglese fu una seconda pelle nell’oscurità dell’appartamento. Marco compose il numero con un tremito incurante della pioggia che sembrava martellare la finestra. Una voce calma e professionale rispose al secondo squillo. “Radio Taxi 24, buongiorno. Come posso aiutarle?”. Marco spiegò in fretta il dilemma: urgente, vitale, tempo contro. L’operatore annotò senza un esitare l’indirizzo di Marco e quello del Blue Note. “Un nostro autista arriverà al varco tra meno di sette minuti, prepararsi”.

Sette minuti che parvero sette ore. Marco, sotto la pioggia battente davanti al suo portone, scrutava nervosamente ogni macchina che passava. Poi, come un miraggio, apparvero i contorni familiari di una berlina scura coi loghi arancione e blu. Emilio, l’autista, aveva già la destinazione sul navigatore. “Facile, ragazzo! Ce la faremo, non dubitare”. La macchina filò per le strade bagnate e deserte di Milano, abili scorciatoie sofferteagli dai maestri conoscitori. Al Blue Note, Emilio aspettò comprensivo mentre Marco si precipitò nel locale semibuio a recuperare la preziosa chiavetta dalla giacca appesa. Dieci minuti dopo, l’auto sfrecciava lungo corso Venezia verso il centro. Guardando l’orologio, Marco lo cinse le labbra per il nervosismo. Ore 8:45. Palazzo Marino svettava nel grigio.

Emilio rallentò davanti all’ingresso principale proprio mentre Marco vedeva un gruppo di uomini in completo scuro entrare attraverso il portone imponente. Il tassametro smise di scattare. “Nove meno un minuto! Ce l’ha fatti!”, sorrise Emilio, accendendo la luce interna. Marco pagò in fretta scaricando un’enorme gratitudine, afferrare lo zaino e scattare fuori. “Grazie! Grazie mille!”. Batté leggermente sul tetto della macchina prima di correre verso il portone, la chiavetta salva-carriera stretta nel pugno. Mentre l’ascensore lo portava alla sala riunioni, sentì un laccio sciogliersi dentro. Il miracolo era servito puntuale. Grazie ad una chiamata fatta col cuore in gola nel buio delle quattro del mattino, e ad un servizio che giorno e notte non dormiva mai.

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