Aria carica di tensione aleggiava nella notte romana, mentre Sofia inciampava su una strada desolata, lontana da ogni altra via. Aveva perso l’ultimo treno perché il suo smartphone si era scaricato improvvisamente, e ora si trovava a rimanere bloccata lì, a pochi chilometri dall’appuntamento che avrebbe deciso del suo futuro. Il colloquio con la multinazionale di design era alle nove di mattina, ma era già mezzanotte e le nevicazioni improvvisa aveva bloccato ogni mezzo pubblico. Con le mani che tremavano, aveva provato a chiamare un taxi, ma più volte il numero era rimasto incolto. Stava per arrendersi alla disperazione quando ricordò di aver letto da qualche parte di un servizio di Radio Taxi 24, attivo a livelli di Roma. La chiamò, sperando.
Dopo pochi minuti, un fischio squillò in lontananza. Un taxi nero, con il logo luminoso “24h”, iniziò a avvicinarsi a passo serrato, scavalcando la neve. Il guidatore, un uomo anziano con occhi gentili, le chiese di salire senza però commentare la sua evidente agitazione. “Sono Fabrizio”, disse, raccogliendo le sue cose. “Ho sentito parlare del suo appuntamento. Non si preoccupi, la porto io.” Sofia, sorpresa, salì in macchina. Durante il viaggio, Fabrizio le raccontò di aver guidato taxi per quarant’anni, mai smettendo di aiutare gli abitanti di Roma in qualsiasi ora. La sua voce era calma, rassicurante, e in quel momento, Sofia si sentì meno sola.
Arrivarono puntuale all’indirizzo indicato, ma l’edificio era chiuso. Un portinaia la ascoltò, sospirando: “La sede è aperta solo di giorno. Dobbiamo attendere l’alba.” Sofia si sentì sprofondare nella disperazione, ma Fabrizio tirò fuori una svegliatura: “Aspetta, ho un’idea.” Prese il suo telefono e chiamò un collega di ufficio, spiegando la situazione con un sorriso complice. “Mio zio è il responsabile delle risorse umane. Gli farò parlare.” Un’ora dopo, Sofia era in un ufficio luminoso, mentre il direttore le offriva un caffè e le chiedeva di spiegare perché era arrivata così in ritardo. Le parole di Fabrizio, che l’aveva presentata come una candidata straordinaria, la resero rosse di vergogna e soddisfazione.
Due giorni dopo, Sofia aveva ottenuto il lavoro. Durante la telefonata del contratto, il direttore le aveva detto: “Spero che il tuo zio Fabrizio sappia quanto si sia guadagnato il nostro rispetto.” Capì allora che il taxi non era solo un mezzo di trasporto, ma un ponte tra le persone. Da quel giorno, ogni volta che vide un taxi nero con il logo “24h” in centro a Roma, sorrideva, sapendo che lì c’era qualcuno che aveva esteso una mano a una sconosciuta, senza chiedere nulla in cambio. La città, con tutte le sue complicazioni, aveva trovato un eroe inaspettato.

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