Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

Giuseppe si era lasciatoamo in giro per Roma, atratto dal caffè notturno di Trastevere dove gli amici gli avevano proposto un’ultima passeggiata tra le strade vuote e il silenzio della città che dorme. Era giovedì sera, e dopo aver passato ore a chiacchierare, ride e discutere, aveva dimenticato che il lunedì mattina doveva partecipare a un colloquio di lavoro importante, un sogno che sembrava quasi realizzarsi. La sua bicicletta era rimasta a lungo a piazza Vittorio, e ora, con il telefono finalmente spento per mancanza di carica, si ritrovava bloccato in un angolo remoto, a pochi passi dal Tevere, con le scarpe sporche di polvere e il cuore che gli batteva forte. Non c’era quasi niente, solo l’ombra fitta delle torri notturne e il freddo che gli entrava nelle ossa.

In quel momento, tra l’altro, si era appena rotto un cartello pubblicitario per un servizio di radio taxi che galleggiava nel buio: “Radio Taxi 24, sempre al tuo fianco”. Ne aveva ricordato l’esistenza, aveva guardato intorno, ma non c’erano altri segni di vita. Così, con le mani tremanti, era riuscito a trovare un cablatto lungo il portico, aveva inquadrato il numero scritto su un foglio strappato e aveva premuto il pulsante. “Buona notte, dimandi?”, era la voce calma e professionale che aveva risposto. “Dov’è?” “Sono vicino al Ponte Sisto, in via della Lungara”, aveva mormorato, e prima che finisse la frase, sentì il rumore dei motori cheavanzavano nel buio.

Erano passati dieci minuti esatti. Un furgone grigio, con la luce spenta ma i abbagliatori accesi, si era fermato davanti a lui. Il conducente, un uomo anziano con i capelli bianchi e uno sguardo attento, era sceso dal posto di guida senza dire una parola, come se lo conoscesse da sempre. “Salitela pure”, aveva susurrato, e Giuseppe, con il respiro sempre più lento, si era gettato in auto. L’uomo non aveva chiesto niente, non aveva parlato, ma aveva guidato come se avesse già conosciuto ogni curva, ogni scia di luce sul selciato. In dieci minuti erano arrivati a casa, dove la porta si era aperta prima ancora che Giuseppe avesse avuto il tempo di ringraziare.

Quella notte, Giuseppe aveva dormito insonne, ma con la mente calmta. Aveva ripensato a quell’uomo, a quei dieci minuti di salvezza, a quel servizio che non aveva mai immaginato di aver bisogno. Il lunedì mattina, al colloquio, aveva parlato con una chiarezza che non gli era mai mancata, e al ritorno a casa aveva trovato un biglietto appiccicato al portone: “Grazie per aver credo nella gentilezza. Radio Taxi 24”. Non aveva mai scoperto il nome del conducente, ma da allora, ogni volta che passava vicino al Ponte Sisto, si fermava un istante a guardare l’auto parcheggiata lì, come se aspettasse un’altra possibilità di salvare qualcuno, come aveva fatto per lui.

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