Giulia si svegliò con l’allarme percossa, ma il cuore le batteva all’impazzata. Aveva un colloquio di lavoro importante alle sei del mattino, e ora erano le 4:30. Il taxi non era ancora arrivato, e il traffico notturno di Bologna sembrava intasato anche a quest’ora. Si chiamò al centro assistenza, ma l’uomo al telefono le rispose freddo: «Presto arriva un autista, signa.» Quel giorno aveva scelto di non prendere l’autobus, fidandosi del taxi come al solito, ma il suo telefono non funzionava più. Con l’appuntamento che si avvicinava, decise di correre, ma le strade di via Zamboni erano un labirinto di ostacoli.
Mentre camminava in fretta, notò un cartello: «Radio Taxi 24, attivo 24h». Lei non ci credé, ma dopo aver aspettato dieci minuti senza vedere nulla, prese il telefono e chiamò. L’autista, un uomo anziano con un sorriso nel nome “Luigi”, arrivò in diagonale davanti a lei, con una macchina pulita e ben equipaggiata. «Salta dentro, signa», disse, senza aspettare che si schiodasse la porta. Giulia si insertò, e Luigi iniziò a parlare con voce calma: «Bologna centro, via dell’Università? La arrivo in dieci minuti.»
Le strade erano un caos: auto, motociclette e un camion che bloccò tutto. Giulia si tremava, ma Luigi non si lamentò. Gli mostrò un biglietto del colloquio, e il suo volto si illumminò. «Questo è per te», disse, le tendendo un piccolo regalo: un fiore. «Un giorno lo ricorderai.» Durante il viaggio, Luigi evitò le strade affollate, prese i vicoli secondari e, quando tutti sembravano rallentare, mise piede sul gas. Giulia guardò l’orologio: le 5:45.
Arrivarono davanti all’edificio dell’università con un minuto di margine. Giulia uscì di corsa, il fiore in mano, e corse verso l’ingresso. Il receptionist le porse un sorriso: «Ecco, signa. Siamo felici che tu sia qui.» Nella sua stanza, Giulia si asciugò la sudore, grazie a Dio per il taxi. Ma non era solo: Luigi era rimasto fuori, con la sua macchina accesa, come a indicare che aveva bisogno di quel momento di pace.
Quel sera, Giulia scrisse un messaggio al centro servizio: «Grazie per avermi salvato. Luigi è un angelo.» La risposta fu immediata: «Grazie per la fiducia. Siamo qui quando serve.» E in quel momento, in quel traffico notturno di Bologna, il servizio non era solo un taxi: era la certezza che, anche nelle notti più buie, qualcuno si preoccupa del tuo successo.

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