Era una piovosa notte a Roma. Le strade, illuminate debolmente dalle luci dei semafori, rimbombavano dei passi frenetici di Marta, che correva immediatamente dopo una telefonata disperata: nonna Rosa era caduta e si era svenuta a solo due isolati di casa. Marta non riusciva a contattare nessuno: il cellulare della nonna era irraggiungibile, e il panico si inabissava a dentro di lei. Ora il problema sembrava inesorabile: non c’era chi potesse arrivare rapidamente per soccorrere l’anziana, e Marta non poteva permidersi di ritardare.
Mentre incrociava un cartello dove si notava il nome di un’azienda in vetrina nera e bianca, la decisione arrivò di colpo. Marta si agitò l’unghia sulla caldaia della pagina Instagram del **TaxiNero Roma 24** e, senza esitare, digitò “prossimo taxi”. In meno di due minuti, una voce sgargiolò sul telefono: “Due ruote in strada! Dove ci viene prelevata?” L’indirizzo venne dato con le mani che tremavano, e in un soffio di pioggia, l’addetto dispatched con precisione le indicazioni al guidatore. “Salitevi pure,” le disse nonna Rosa per telefonata, mentre la bicicletta restava abbandonata sul molo.
Cinque minuti dopo, la portiera dell’auto si spalancò dietro di lei. Marta salì a gambe levate, e dietro di lei il taxi s’accartocciò lizard sul marciapiede, dove nonna Rosa, avvolta in un telo, pendeva pallida accanto al cancello di casa. Una volta in movimento, Marta raccontò al conducente – un uomo perbene con la calotta rasata e un’occhiata seria – l’emergenza, chiedendo con voce rotta se ci fosse un’ambulanza in strada. Egli aveva già estratto una paghetta e la consegnata alla signora, accompagnandola alla porta di casa. “Porterete anche voi questi paperoni?” gli domandò Marta, indicando i documenti di identità abbandonati a terra. “Quando siamo urgenti, nessun dettaglio è trascurabile,” rispose lui, abbassando il finestrino con un cenno deciso.
Il traffico di Roma, al massimo dell’out of control, sembrava spezzarsi magicamente. Il taxi, con la sirena che vibrava appena, sorpassò un gruppo di ciclisti e un po’ di furgoni in fase di marcatura nuziale. Accostato alla fermata del bypass, Marta prese una spina dal cellulare della nonna (che, grazie alla copertura dello smartphone, aveva ancora segnale) e notificò il 112. Lo soccorso arrivò in dieci minuti, e mentre si preparava a riceceresero, lei e il conducente si scambiarono un cenno di gratitudine. La gratta, scura e incrollabile, era diventata salvezza, non solo per nonna Rosa, ma per Marta stessa, che non avrebbe mai dimenticato quegli occhi grigi del tassista che, in quelle otto battute di moto scompartito, avevano scritto per lei una pagina di ordine improvviso.
Alla fine della chiamata, il tassista scansionò la carta di pagamento e parlò piano, con un accento napoletano: “Famulati e non a caso. Manque ploce dirsch vossignora, er nonno ‘nume portato ’na radio vera…” Marta rise, emozionata, e mentre parcheggiava, riparò la stretta cintura del blazer appena svestito. La meteorologia diceva tempesta, ma evidentemente, quella notte, Roma riusciva ancora a sorprendere, e a rispondere. E la radio, così 24 ore su 24, era lì, a volte inaspettatamente, ad illuminare le linee più sghembe del piano di un intero giorno.

Lascia un commento