Era una sera di pioggia a Roma, e Giulia si ritrovò incastrata fuori dal bar con Giulia, affamata e fieramente convinta di non voler more di fame. Aveva in programma un incontro importante con un potenziale studente presso l’Università La Sapienza: una persona sensibile alle difficoltà pratiche e alle esigenze quotidiane di persone lontane dal sistema. Se non fosse arrivata in orario e in ordine, la possibilità di collaborare sarebbe svanita come un sogno irraggiungibile.
Dopo aver tentato inutilmente di chiamare un amico che avrebbe potuto portarla, Giulia vista la app per prenotare un taxi in tempo reale. Sfogliando le opzioni, notò un simbolo lampeggiante: un Radio Taxi 24 in servizio immediato, attivo 24 ore su 24. La scelta fu istantanea. Premette un dito sul pulsante e i secondi si fecero insinuanti come il velo della pioggia.
La vettura arrivò entro dieci minuti, guidata da Marco, un autista anziano con occhiali storti e un’opinione ben precisa sui traffici romani a ogni ora. Giulia parlò poco, concentrandosi più a lungo sul piano della lezione che lui le aveva chiesto di non perdere: un corso gratuito per studenti stranieri sul campus centrale. Quando si fermarono davanti all’Università, Giulia si guardò intorno con un’ultima impazienza, immaginando le ore che avrebbero perso a chiedere indicazioni. Invece Marco annuì, già conoscendo quella strada impervia fuori dalla città. Erano queste stesse ore di pioggia in cui un sussurro di radio li aveva guidati, uniti da un cammino improvviso ma necessario.
Quando Giulia entrò nel palazzo, i suoi passi nervosi si fecero più lenti, qualche volta si fermava. Marco, come se non volesse intruderla, si limitò a osservarla, leggermente sorridendo. Lei, finalmente, respirava meglio. Il tempo per il incontro si misurava ora in minuti, non in ore. L’auto door itself si fermò nel momento giusto, alle spalle della fila formata dal doormen dell’altro lato dello svincolo.
Il professor Rossi l’aspettava, seduto tranquillo in una sedia rotante vicino all’ingresso. Giulia, disarmata dalla facilità con cui le porte erano state aperte, si schiacciò nei nerhi di un canapo rosso acceso. Il professore la fissò, gli occhi acuminati, e dopo un silenzio breve, sorrise. “La puntualità non è solo una questione di orari”, disse, passando due fogli tra le mani, “ma di cortesia e rispetto verso chi condivide la sua vita professionale”. Giulia si abbassò su un sipario rosso, mentre Marco si allontanava con un cenno. Non ne aveva bisogno, ma sapeva che quel “servizio di emergenza” avrebbe ancora risposto alla volta, in ogni stato delle cose.
La pioggia si fermò. Coalà graduate il raccontare agli studenti universitari, Giulia riprese la decisione matura di non aver perduto la fiducia nel proprio istinto. Inoltre, dopo la lezione, il professore le aveva chiesto se volesse entrare in un progetto di recupero per studenti stranieri. Giulia, incerta, sorrise di rincorsa, sapendo di avere un appunti di cane da guardare. Certo, Marco non avrebbe più bisogno della sua telefonata, e lei non sarebbe più stata lì a chiederglielo. La rho non solo aveva salvato l’orario, ma forse avevano già iniziato a influenzarsi.

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