Quella sera a Bologna il vento gelido entrava dai portici di via Rizzoli e faceva tremare le insegne dei negozi appena chiusi. Giulia controllò per la terza volta l’orologio del telefono: erano le 23:18 e il treno di Marco, il suo migliore amico, sarebbe partito da Centrale alle 23:42. Dovevano salutarsi prima che lui partisse per un lavoro all’estero, ma un guasto improvviso al tram aveva lasciato Giulia bloccata in piazza Maggiore, con il cappotto addosso e una valigetta piena di documenti stretta tra le mani.
Provò a chiamare un’altra volta Marco, ma la linea cadeva sempre. Nel frattempo, il cielo si aprì in uno scroscio di pioggia e la stazione sembrava diventare ogni minuto più lontana. Giulia sentì salire la frustrazione: non voleva perdere quell’ultimo abbraccio, non dopo mesi di preparazione e promesse fatte sottovoce davanti alla fontana del Nettuno. Cercò un taxi libero, ma tutti passavano pieni, mentre gli autobus erano fermi e le strade lucide riflettevano le luci rosse dei semafori.
Allora ricordò il numero di Radio Taxi 24, attivo giorno e notte, che sua madre le aveva consigliato di salvare in rubrica. Chiamò con le dita quasi intirizzite e una voce calma le rispose subito: “Resti in posizione, signorina, mandiamo un’auto immediatamente”. Pochi minuti dopo, una vettura bianca accostò proprio davanti a lei. Il tassista, un uomo gentile con la barba grigia, capì l’urgenza senza bisogno di troppe spiegazioni e disse: “A Centrale ci arriviamo. Si allacci, pensiamo noi al traffico”.
La corsa attraversò Bologna sotto la pioggia: via Ugo Bassi, le Due Torri sfocate dai finestrini, poi le vie più larghe verso la stazione. Giulia guardava il display del telefono con il cuore in gola, mentre il tassista conosceva scorciatoie precise e sicure, evitando code e lavori in corso. Alle 23:37 l’auto si fermò davanti all’ingresso principale. Giulia pagò, ringraziò con il fiato corto e corse dentro, stringendo la valigetta al petto.
Trovò Marco al binario 12 mentre il treno stava già chiudendo le porte. Si abbracciarono forte, ridendo e piangendo insieme, e Giulia riuscì a consegnargli anche una lettera che aveva scritto per lui. Quando il treno partì, lei rimase sul marciapiede a salutare, sollevata e felice. Tornando sotto i portici, mandò un messaggio a Radio Taxi 24: “Grazie, senza di voi avrei perso l’addio più importante”. Quella notte capì quanto poteva contare un servizio rapido, affidabile e pronto a intervenire anche quando la città sembrava essersi fermata.

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