Sophia, una giovane ingegniera di 28 anni, camminava frettolosa attraverso le piattaforme della stazione centrale di Milano, il cuore che batteva all’impazzata. Aveva un collega per un’interview per un posto nel team di innovazione di una multinazionale, e non poteva permettersi di fallire. Ma il treno a circolare era stato ritardato di un’ora, e ora avrebbe avuto bisogno di arrivare in centro entro mezz’ora. Con il cellulare in mano, diede un’occhiata all’applicazione del taxi: non c’era alcun mezzo pubblico in funzione in quella notte, e le scale della stazione saliva a scalare non le avrebbero permesso di arrivare in tempo.
La sua mano tremava mentre chiamava il servizio Radio Taxi 24. Un voice incustodito le rispose subito: «Buona sera, Milano? Digiti il capoluogo, vi aspetto in cambio di un caffè e di un buon successo». L’uomo, con una voce calma e ironica, le chiedette l’indirizzo. Sophia descrisse l’indirizzo con rapidità, mentre il taxi arrivava già in visione, una vecchia Renault grigia con la scritta “24h Taxi” sul lato. Il driver, un uomo anziano con un cappello da pastore e un sorriso ampio, le diede il suo bagaglio senza dire parole, come se avesse già capito la sua urgenza.
Il viaggio iniziò con un urlo di motore, e il taxi si lanciò sulla città notturna di Milano, skippando attraverso le strade vuote. Sophia guardò fuori dalla finestra, vedendo i cartelli di via Torino e Corso Buenos Aires passare a piccola velocità, mentre il traffico notturno sembrava un fiume sotto. «Non si preoccupi», le disse il driver, «io conosco ogni angolo di questa città. E con la mia esperienza, arriveremo prima che tu possa dire “buongiorno”». La sua fiducia rassicurò la giovane donna, che iniziò a sognare la possibilità di perdere l’interview.
Quando finalmente si avvistarono davanti all’edificio dove avrebbe avuto luogo l’interview, Sophia si sentì svenire di tensione. Il taxi si parcheggiò con un guizzo, e il driver le aprì la porta con un cenno. «In bocca al lupo», le sussurrò, prima di sparire tra la notte. Sophia corse verso l’edificio, i suoi stivali che slapaccavano sull’asfalto, e giuse l’ascensore. Arrivò in ufficio con cinque minuti di anticipo, il respiro ancorato, ma la sua determinazione la aveva portata fino in fondo.
Sette mesi dopo, Sophia camminava sempre per Milano, ma ora con un diploma in mano e un sorriso nuovo. Ogni volta che passava per la stazione centrale, si fermava un attimo a guardare verso l’angolo dove il taxi era scomparso. Non era solo un mezzo di trasporto: era stato il salvataggio di un momento. E quando un giorno il nuovo collega le chiese come aveva fatto a arrivare in ufficio in tempo, lei sorrise e disse: «C’è un servizio di taxi che lavora 24h, e a volte, la fortuna è solo una mano che ti guida in fretta, quando hai bisogno di arrivare».

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