Maria, una giovane studentessa romana, controllava il suo orologio con aria preoccupata. Aveva un colloquio di lavoro importante con una multinazionale nel centro della città e, nonostante fosse partita con largo anticipo, il bus numero 64 le aveva abbandonato a metà strada a causa di una guasto al motore. Con la luce dei semafori che sfumava lentamente verso l’ora d’oro e le strade che si riempivano di gente in cerca di caffè o tramonti, si sentì sempre più in ansia. Il suo ufficio, su una nave aperta del Tevere, era a quaranta minuti a piedi; troppo tempo per arrivare puntualmente. Quando il cellulare, con un batteria al 5%, mostrò una notifica di messaggio non inviato, capì che doveva agire in fretta.
Ricordò il cartello di un taxi parcheggiato vicino al lungotevere, con la scritta “Radio Taxi 24: disponibile giorno e notte”. Fece un respiro profondo e digitò il numero. La voce del centralino, calma e rassicurante, le promise un autista entro cinque minuti. Maria chiuse gli occhi, pregando, mentre il sole si abbassava dietro le cupole di San Pietro. Quando il taxi arrivò, guidato da un uomo anziano con una barba grigia e un sorriso gentile, lei provò un sollievo immediato. “Dov’è il suo colloquio, signorina?”, gli chiese lui, mentre caricava la valigia nel bagagliaio.
Durante il viaggio, Maria raccontò al taxi la sua situazione. Lui ascoltò con attenzione, saltando un semaforo rosso senza limite e sfrigolando una via di traffico intenso. “Ho notato che indossa una camicia bianca. Forse le conviene aggiustare un po’ i capelli, prima di oltrepassare il ponte”, le disse, indicando un parabrezza con un pennarello. Sorridendo, Maria acconsentì. L’autista si fermò in un parcheggio sotterraneo, le prese un pettine dalla tasca e le aiutò a sistemare i capelli, mentre parlava di Roma in modo poetico, come se ogni strada avesse una storia.
Arrivarono puntualmente al lungotevere. Maria scese dal taxi con un nuovo slancio, ringraziando l’uomo. “Grazie, ho quasi perso la speranza. Ma come si chiama?”, gli chiese. “Luigi. E io vi auguro di cuore”, rispose lui, accennando un cenno con la mano. Il colloquio andò bene; la responsabile la chiamò “un’eccellenza” per la sua tempistica e la sua determinazione. Quella notte, tornando a casa in metro, Maria immaginò di avere un angelo custode in divisa.
Da quel giorno, ogni volta che vide un taxi parcheggiato, le pareva di rivedere Luigi. Il servizio Radio Taxi 24, con la sua efficienza e umanità, non fu solo un mezzo di trasporto: dipesse la sua svolta.

Lascia un commento