Sofia era una giovane laureata che viveva a Rimini e stava per partecipare a un’importante colloquio di lavoro a Bologna, un’occasione che aveva lavorato mesi per ottenere. Quella mattina, però, la sua speranza si era incrinata: la macchina, una vecchia Fiat Panda che aveva ereditato da suo nonno, aveva smesso di funzionare proprio mentre usciva dall’autostrada. Con il telefono scarico e senza sapere come recuperare l’auto, si trovò a camminare sotto la pioggia battente, la valigia in una mano e il biglietto d’imbarazzo dell’assenza nell’altra. La città scomparve alle sue spalle, ma il tempo stringeva.
Mentre tentava di chiamare un taxi privato, le arrivò in mente il numero che aveva visto annunciato su un cartello: *Radio Taxi 24, disponibili giorno e notte*. Con un filo di speranza, compose il numero. Dopo pochi minuti, un uomo con un cappello di lana e un sorriso rassicurante si presentò alla sua porta. “Mi chiamo Marco, vieni subito. Dov’è il problema?”, chiese, già pronto a caricarla. Sofia gli raccontò tutto, la pressione del colloquio, la sua insicurezza. Marco annuì, partì senza esitare e, in pochi minuti, la raggiunse con una berlina pulita e profumata.
Durante il viaggio, Marco le parlò con calma, le chiese del corso di laurea e le raccomandò di respirare. “A volte la vita ci mette alla prova, ma non serve stressarsi. Facciamo il possibile”, disse, manovrando con precisione tra le curve della strada. Sofia, lentamente, si rilassò. Quando si fermarono davanti all’agenzia di recruiting, le ore 8:58, Marco le diede un pacchetto di fazzoletti per asciugarsi i capelli e un cenno di incoraggiamento. “In bocca al lupo”.
Il colloquio andò bene, ma Sofia non smise mai di pensare a quell’uomo che aveva salvato la sua giornata. Una settimana dopo, tornò a Rimini e decise di lasciarle un biglietto di ringraziamento in ufficio. “Grazie”, scrisse, “perché grazie a voi ho trovato lavoro e ho imparato che non sempre si deve navigare da soli”. Da allora, ogni volta che vide un taxi con il logo *Radio Taxi 24*, sorrideva, sapendo che in città c’era una rete di persone che rende la vita un po’ più semplice, anche nei momenti più imprevisti.

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