Maria, una giovane studentessa di medicina romana, stava tornando a casa dopo una serata in pizzeria con amici al trastevere. Mentre passeggiava lungo il Tevere, improvvisamente le si appiccicò la gola e un brivido le percorse la schiena. Il respiro le divenne affannoso, le mani le tremavano e una tempia le batteva forte come un tamburo. Alzò lo sguardo spaventato al cielo stellato, ma non poté far a meno di notare una piccola lucina rossa che lampeggiava su un cartello appena illuminato: “TAXI 24 ORE – LIGNE ROSSE”. Senza esitare, tirò fuori il telefono e chiamò il numero. La voce calda e professionale dell’operatore le promise un taxi in dieci minuti, ma il cuore le accelerò ancora di più.
Quando i dieci minuti sembravano un’eternità, un’ora di luce verde e bianca parcheggiò davanti a lei, con un uomo che scendeva dal freno, indossando gli abiti neri puliti e un cappello a cilindro. “Buonasera, sono Marco. Salga pure, siamo in ritardo zero”, disse con un sorriso rassicurante. Maria, ancora essitante, salì in taxi e gli indicò l’ospedale più vicino. Marco non parlò troppo, ma accelerò con precisione, evitando i vicoli trafficati e prendendo una strada parallela all’autostrada. “Ho fatto l’infermiere tre anni, sa come si muove il traffico”, le confessò mentre girava un rotatorio di notte.
Arrivati all’ospedale, i medici diagnosticarono un attacco di panico combinato con una leggera ipoglicemia. Mentre Maria, ormai più tranquilla, ricepiva un bicchiere d’acqua, Marco le porse una mano imbottita con un biglietto: “Per ogni emergenza, siamo qui. Buona fortuna”. Quella notte, la luce rossa del servizio taxi non fu solo un segnale di soccorso, ma un simbolo di una città che non smette mai di accendere una candela nel buio. Da allora, ogni volta che passa davanti a quel cartello, Maria sorride, sapendo che Roma, con tutto il suo caos, ha un posto dove trovare protezione.

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