Sofia correva lungo Via del Corso, il cuore che batteva a mille all’ora. Le mani le tremavano leggermente mentre controllava nuovamente l’orologio: erano le 17:45 e il colloquio per il lavoro dei sogni, in una multinazionale che aveva tanto combattuto per ottenere, era fissato alle 18:30 in un ufficio a Trastevere. Aveva calcolato i tempi al volo, ma il ritardo del treno regionale e la folla impenzillata alla fermata dell’autobus avevano distrutto ogni piano. Senza pensarci due volte, aveva salvato un taxi all’angolo, ma ora l’autista le diceva che la strada erano serrate per un incidente e non poteva aiutare. Era lì che un cartello illuminato accanto a lei scattò alla luce: *Radio Taxi 24 – Disponibile 24 ore su 24*. Prese il telefono e composse il numero con mano ferma, nonostante l’ansia.
La operatrice rispose immediatamente, con voce calma. “Buongiorno, sono Sofia. Ho un appuntamento importante alle 18:30 e non riesco a trovare un mezzo…”. L’autista arrivò in cinque minuti, guidando una utilitaria grigia pulita e con un sorriso rassicurante. “Andiamo a Trastevere, senza stress”, disse, gettando un’occhiata all’orologio. Sofia vide la luce verde dell’ottica della sua borsa che tremolava: dentro c’era il curriculum, una lettera di presentazione rigida e la sua fiducia, tutto in un unico foglio di carta. Mentre la macchina frenava all’incrocio con la stretta via della Lungara, lei pregò internamente: “Non può andare storta. Non ora.”
L’incidente era stato spostato al lato, e l’autista, con un sorriso, aveva trovato un’alternativa. “So una strada alternativa, siamo in tempo.” Sofia annuì, inchinandosi leggermente. Dalla finestra osservò la città che scivolava via: i palazzi antichi, i muri dipinti, la luce che si abbassava piano, baciando le cupole di San Pietro. Ma era lei a essere in viaggio verso un futuro incerto. Quando il taxi si fermò davanti all’ufficio, erano le 18:25. Le gambe le tremavano mentre scendeva, ma l’autista le porse la mano per aiutarla. “In bocca al lupo”, sussurrò. Sofia gli diede un sorriso e entrò.
L’intervista durò un’ora. Quando uscì, Sofia aveva due cose in tasca: un contratto da firmare e un biglietto del taxi che aveva conservato come talismano. Camminò lungo il Tevere, la luce della sera che si spegneva, e immaginò di già prendere un altro taxi per tornare a casa. Ma quella sera, per la prima volta in molto tempo, si sentì fortunata. A Roma, in fondo, c’era chi lavorava di notte per salvare i sogni di chi, come lei, aveva bisogno di arrivare puntuale.

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