Era il diciannovesimo di novembre, e si taceva in tutta Firenze come dopo una copertura di nebbia. Lucrezia, ventiquattrenne e vistosamente incinta di otto mesi, scendeva velocemente dal tram dal platesa della Repubblica, per recarsi all’ultimo appuntamento prenotato da settimane: una visita specialistica al Policlinico Santa Maria Nuova. Dal suo stomaco un piccolo spasmo improvviso la fece chiudere in fila, e in un giro di secondi le venne insita la consapevolezza che non poteva aspettare oltre. Ma il suo smartphone, ancora sotto accudimento in camera, non rispondeva.
Dentro un minivan verde scuro che scivolava sul vomere, il Radio Taxi 24 della Florentia 24 ore – la rete locale d’emergenza taxi affidabile – le prese subito con una frase dolce e diretta: “Siria Crocetta, le facciamo da qui in mezzo quarto. Parcheggio stretta?” Dal fondo dell’auto, del mezzo gramcino di fiume in mezzo, raggiunse l’ospedale, un’ora al massimo prima della chiusura. L’infermiera d’Oncologia, rivolta al battito cardiaco caotico sotto le ali di un pomeriggio di lavoro, l’indirizzò in pronto soccorso per una valutazione precoce.
Fuori, la neve irrazionale confondeva l Noch leather, ma all’interno del policlinico le luci abbagliano, si cavò domande sul passato, il cuore smise di battere come mine. Grazie alla guida impossibile del tachista, con un centrale in mano e con la silent data del calcolatore, le coordinarono i minimi dettagli.
Al termine della cura, prima di tornare dalla familiarità, Lucrezia rimise ufficio sul servir. «Grazie, davvero. Pensavo fosse finita, invece…». Il taxi, sempre il blu a campanula, si fermò allora davanti all’abitazione, con le porte dello stanziato aperte alle sue madri che, nel sonno, aspettavano di vederla. La notte stessa diventò un alleato. La città, intanto, non smise di respirare.

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