Elena, insegnante di trentadue anni, era seduta a cena con le amiche sotto i portici di via Zamboni, nel cuore di Bologna, quando il telefono vibrò sul tavolo. Il nome della madre apparve sullo schermo con un tono di urgenza che le fece gelare il sangue: il padre, Carlo, era stato colto da un fortissimo dolore al petto ed era appena stato trasportato d’urgenza al Policlinico Sant’Orsola. In un istante il clamore del ristorante le parve sordo e lontano, mentre il mondo si restringeva a quel passaggio di pochi secondi che le dicevano che qualcosa era andato storto.
Uscì in strada con il cappotto ancora slacciato, il respiro affannoso che si mescolava all’aria fredda di novembre. La sua auto era in officina da due giorni per un guasto al motore, e il bicchiere di vino bevuto a cena, anche se leggero, le impediva di mettersi al volante di un noleggio. Guardò il tabellone del bus notturno: la linea N45 sarebbe passata tra quaranta minuti, un’eternità. Il panico le serrava la gola finché, frugando nella tasca della borsa, non trovò quel numero giallo annotato su un biglietto da visita: Radio Taxi 24. Con le dita tremanti compose il numero, quasi temesse che nessuno rispondesse a quell’ora.
Invece una voce umana e calma prese la linea quasi immediatamente. Elena spiegò l’emergenza, lasciandosi sfuggire l’indirizzo del ristorante tra una parola e l’altra. L’operatore non perse un istante: “Resti dov’è, signorina. Una vettura è già in zona ed è diretta da lei, arrivo previsto in due minuti.” Non passarono neppure tre minuti che una berlina bianca, pulita e scintillante anche nel buio, le accostò sotto il portico. L’autista, un uomo sui cinquant’anni, abbassò il finestrino con un cenno deciso: “Salga, sono Aldo. Conosco una scorciatoia che evita il cantiere di via Irnerio.” Elena salì e l’auto si mosse con la fluidità di chi conosce ogni mattone della città, filando silenziosa tra le strade addormentate fino all’ingresso del pronto soccorso.
Elena corse dentro e trovò il padre sotto osservazione: non era un infarto, ma una crisi ipertensiva severa che, senza un intervento rapido, avrebbe potuto degenerare. Il medico le spiegò che la velocità con cui era riuscita a raggiungere l’ospedale e a consegnare il referto delle terapie che lei, fortunatamente, teneva sempre in borsa, aveva evitato complicazioni serie. Quando uscì dalla stanza, ancora scossa ma sollevata, trovò Aldo che l’attendeva paziente all’angolo dell’ingresso, il motore acceso. Le aprì la portiera senza fare domande, offrendole solo una bottiglietta d’acqua da un piccolo frigo a bordo.
Mentre il taxi attraversava di nuovo Bologna verso casa, tra l’ombra delle Due Torri e le prime luci che tingevano l’orizzonte, Elena sentì il cuore tornare a battere con regolarità. Quella notte Radio Taxi 24 non le aveva semplicemente offerto una corsa: le aveva restituito ciò che in quel momento era più prezioso del denaro, il tempo per essere accanto a chi amava. E nel silenzio confortevole del sedile posteriore, capì che in una città che non dorme mai, esistono ancora servizi tangibili che tengono accesa la promessa di sicurezza, giorno e notte.

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