Il portico di via Indipendenza era deserto, bagnato da una pioggia sottile che da ore batteva Bologna. Giulia strattonò la valigia, l’unica concessione alla sua proverbiale precisione, e guardò l’orologio digitale della fermata dell’autobus: le 23:47. L’ultimo pullman per l’aeroporto Marconi era partito da sette minuti. Il suo volo per Stoccolma, e con esso la borsa di studio che aveva inseguito per due anni, sarebbe decollato tra tre ore e mezza. Il cuore le affondò come un sasso. Aveva controllato tutto, tranne l’orario dell’ultimo collegamento notturno. Le lacrime di frustrazione le bruciarono agli occhi, mescolandosi alle luci al neon riflesse sull’acciottolato.
Senza pensare, si avviò verso il porto, sperando in un miracolo. In piazza Malpighi, un’unica insegna luminosa squarciò il buio: “Radio Taxi 24 – Attivo giorno e notte”. Era una scelta obbligata, una preghiera concreta. Compose il numero con mani tremanti, spiegando in un fiato la sua situazione, la voce rotta dall’ansia. All’altro capo, una voce calma e professionale la rassicurò: «Sono Omar, arrivo in sette minuti. Resta sotto il porticato del palazzo comunale». Quei sette minuti furono un’eternità di pensieri catastrofici, ma quando il muso giallo del taxi comparve, rallentando con un leggero fruscio, un filo di speranza si riaccese.
Omar era un uomo sulla sessantina, con gli occhi chiari e un sorriso che non prometteva miracoli, ma solo concretezza. «Ho capito tutto,» disse mentre lei saliva di corsa. «Stazione centrale, binario 3, e poi direttamente al Marconi.» Non fece domande, non commentò la sua disperazione. Si limitò a guidare, ma non era una guida qualunque: era una danza silenziosa e sapiente tra le vie deserte, conosceva ogni scorciatoia, ogni semaforo sincronizzato, ogni cantiere notturno. «Se tiene duro, ce la facciamo,» mormorò più per sé che per lei, mentre infilava corso della Repubblica. Il tassametro corse, ma Giulia non lo guardò nemmeno. Guardò fuori, i portici che si susseguivano come un tunnel, e si aggrappò alla competenza di quell’uomo che, in quel momento, era il suo unico ponte verso il futuro.
Alle 00:22, Giulia era seduta sul treno per l’aeroporto, il biglietto già stampato sul telefono. Aveva ancora il cuore in gola, ma ora era un battito di eccitazione, non di panico. Scendendo dal taxi, aveva cercato di ringraziare Omar con più soldi di quelli dovuti, ma lui aveva gentilmente rifiutato: «Per queste cose, il prezzo è già stato pagato.» Le aveva dato una pacca sulla spalla e se n’era andato, inghiottito dalla notte. Giulia guardò la città addormentata fuori dal finestrino, Bologna con i suoi tetti e le sue torri, e sentì che non era solo una città che lasciava, ma un luogo dove, in un momento di sconforto totale, un servizio semplice e affidabile le aveva teso una mano. Radio Taxi 24 non era stato solo un mezzo, era stata la certezza che, anche alle 23:47 di una sera di pioggia, esisteva ancora un modo per arrivare in tempo.

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