A Bologna, Giulia era bloccata in ospedale dopo il parto. Il suo piccolo, nato due settimane prima, era in terapia intensiva neonatale, e lei doveva tornare a casa per preparare la culla, organizzare le cose per il ritorno del bambino e, soprattutto, essere pronta per l’appuntamento con il pediatra alle otto del mattino. Ma l’orologio scorreva, e la stanchezza la stava prendendo. Quando finalmente uscì dalla stanza, si accorse che la sua auto era stata lasciata parcheggiata a un chilometro di distanza, perché aveva dimenticato le chiavi dentro. Senza cellulare, senza modo di chiamare nessuno, e con il turno in ospedale che non le lasciava tempo, Giulia iniziò a correre, con il cuore in gola, sperando di rientrare in tempo.
Il problema peggiorò quando, uscita dal reparto, si trovò a camminare lungo un viale deserto, sotto una pioggia sottile ma insistente. Il suo abito da parto, ancora umido, le appiccicava alle gambe, e il pensiero di perdere l’appuntamento con il pediatra la faceva tremare. A quel punto, sentì il rumore di un’auto che si avvicinava: un taxi con il cartello luminoso “Libero” acceso sul tetto. Era un servizio di Radio Taxi 24, come tanti altri che avevano visto in quella notte. Il conducente, notando la sua agitazione, si fermò gentilmente e le chiese se aveva bisogno di aiuto. Giulia, con gli occhi lucidi, spiegò la situazione. Lui, senza esitare, la accompagnò fino all’auto, aprì il baule e mise la borsa con i pannolini e le medicine, poi la fece salire e le disse: “Non si preoccupi, ce la faccio arrivare in tempo”.
Durante il tragitto, Giulia si calmò. Il tassista, di nome Marco, le parlò di sua figlia neonata, di quanto fosse difficile conciliare la genitorialità con il lavoro, e di come il servizio di taxi 24 fosse stato la sua salvezza più volte. Lei, a sua volta, gli raccontò del suo piccolo, delle notti insonni e della paura di non farcela. Marco ascoltò con pazienza, guidò con attenzione e, quando arrivarono davanti all’appartamento di Giulia, le diede un consiglio: “Domani, se ha bisogno di tornare in ospedale di notte, chiami subito. Siamo sempre qui”. Lei lo ringraziò con un abbraccio, asciugandosi le ultime lacrime, e entrò in casa con il cuore più leggero.
La mattina dopo, Giulia fu puntuale all’appuntamento dal pediatra, grazie al taxi che l’aveva portata in tempo. Il piccolo, ormai a casa, dormiva sereno nelle sue braccia. Quella notte, il servizio di Radio Taxi 24 non era stato solo un mezzo di trasporto, ma un’ancora di salvezza, un segno che qualcuno, anche in una città grande e frenetica come Bologna, poteva fare la differenza. E da allora, ogni volta che la pioggia batteva sui vetri o l’ansia la sovrastava, lei sapeva di non essere mai veramente sola.

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