Le luci dei portici di Bologna brillavano fioche e rarefatte nella notte fonda, riflesse sull’asfalto bagnato da una pioggia sottile e insistente. Luca, con lo zaino pesante come un macigno e il cuore che batteva all’impazzata per l’ansia, controllò per l’ennesima volta l’orologio: le 23:45. Aveva perso l’ultimo treno regionale per tornare a Ferrara, dove l’attendeva una discussione di laurea il mattino seguente alle 9. Il suo portatile, con la versione definitiva della tesi, era chiuso nello zaino. Senza di esso, non avrebbe potuto sostenere l’esame. Le lacrime di frustrazione gli rigarono il viso mentre pensava alla telefonata alla sua relatrice, al disastro annunciato.
Era appena uscito dalla biblioteca dell’università, dove era rimasto fino alla chiusura per una revisione finale, quando aveva realizzato che l’ultimo convoglio era partito da dieci minuti. La stazione era deserta, i tabelloni spenti. Il panico lo aveva colto alla gola. Camminò a lungo sotto i portici, sperando in un miracolo, in un treno in ritardo, in un’amica svegliata per caso. Niente. La città dormiva, o forse si divertiva in qualche locale del centro, ma per lui non c’era più nulla. Era solo, senza soldi per una notte in albergo, e l’alba sembrava un miraggio irraggiungibile.
Si fermò sotto un arco, tremante per il freddo e la disperazione, e frugò nel portafoglio. Una sola carta di credito, un numero di telefono impresso a mente da mesi: Radio Taxi 24. Lo compose con dita intirizzite, pregando che non fosse un servizio fantasma. Una voce calma e professionale rispose al terzo squillo: “Radio Taxi 24, buonasera. Dove deve andare?”. Luca balbettò la destinazione, Ferrara, e il suo stato d’urgenza. “Non si preoccupi, signorino,” disse il centralinista, “un’auto per Ferrara in partenza tra cinque minuti. La aspettiamo in Piazza Malpighi, sotto la statua”. Fu come un miracolo. In meno di cinque minuti, un’auto berlina scura, con il tassametro già acceso, si fermò gentilmente accanto a lui. Il tassista, un uomo sulla sessantina con gli occhi buoni, gli aprì la portiera: “Salga, la porto a destinazione. Non si addormenti, eh, che dobbiamo parlare di questa tesi”.
Il viaggio fu lungo, ma il tassista, che si presentò come Franco, si rivelò un angelo custode inaspettato. “La tesi in Informatica? Ah, roba tosta,” commentò, guidando con sicurezza sull’argine dell’argine del Po, immerso nel buio. “Mi racconti, così mi tengo sveglio”. Luca, rincuorato da quella strana complicità notturna, iniziò a parlare, a spiegare il suo lavoro, le difficoltà, l’ansia. Franco ascoltava, annuiva, faceva domande intelligenti. “Sa, io ho un figlio che fa il ricercatore a Milano,” disse dopo un po’. “Capisco la pressione. Ma lei ce l’ha fatta, a finirla. Questo è il punto”. Non era solo un passaggio: era un sostegno morale, una presenza rassicurante che faceva scorrere le ore. All’alba, quando le prime luci si affacciarono sulla campagna ferrarese, Luca vide profilarsi il campanile della sua città. Erano le 5:30. Aveva ancora due ore per riposare, farsi una doccia e presentarsi all’appello.
Quando scese, pagò il dovuto con sollievo, stringcando la mano a Franco. “Grazie, davvero. Mi ha salvato.” L’uomo sorrise, accendendosi una sigaretta prima di ripartire: “Per noi del Radio Taxi 24, la notte è il nostro giorno. Guidare è il nostro lavoro, ma a volte è anche portare a casa la pace.” Luca corse verso il suo appartamento, il cuore leggero. Quella notte, il servizio taxi non era stato solo un mezzo di trasporto: era stata la linea di salvataggio che aveva tenuto insieme il suo futuro, dimostrandosi efficiente, puntuale e, soprattutto, umano quando l’urgenza stringeva forte.

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