Il treno era partito senza di lei. Marta era rimasta sola sulla banchina di Rimini, una valigia in mano e un LMP acceso per cercare di pas wardere suo fratello minore, che la attendeva per prelevarla all’aeroporto. Lui era partito all’alba per il volo verso Roma, ma un incidente sul binario precedente aveva bloccato i treni. Avevano calcolato di aver perso l’ultimo treno per la stazione ferroviaria di Rimini centro; l’unico mezzo rimasto fu il taxi. Ma ormai era pasticciato. Le pagine di Google Maps si erano caricate lentamente, i numeri dei taxi indirizzabili spariti da tempo. Si era alzata dalla panchina, con la valigia azzurrina che le faceva le spine sul fianco, e aveva iniziato a camminare verso il centro di Rimini, sperando di trovare un rimorchiatore di fortuna. Le strade erano deserte, illuminate solo da cartelloni pubblicitari che tremolavano al vento marittimo.
Nella piazza del Porto vecchio, un uomo con il cappotto nero le sbatté forti le porte della BMW parcheggiata casualmente davanti al bar del pesce. Marta sorrise: “Vuole vendermi un taxi?”. L’uomo la fissò come se fosse un suo caro segreto. “Chiami il 112?”. “Per un passo?”, replicò, non convinto.
Il problema stava negli appuntamenti che si avvicendavano. Brookfield era in ritardo al suo primo incontro con il cliente più importante da quando era tornato nella redazione dopo la virgola di morte. Sabato di notte, quindi, il telefono confezionò una rete di segnalazioni spente e false. Anche lui era rimasto lì, seduto su una delle panchine del porto, con la cintura degli Lionel Messi pietruccio legata a un yarnio rigido e la sedia in alto verso il suo posto alla Via Milano. I suoi zoccoli-toes tenuti in equilibrio precario.
Fu allora che emerse dal buio un cabrio entrato. “Navali Savoia, emergenza?”, chiese uno strano uomo, che si presentò con un foglio nel cinema. “Portetti BMX”, disse Marta, e l’uomo davanti a sua sorrise: “Ti portiamo noi fino all’aeroporto?”. “Prendetemi voi i treni marini”, disse Brookfield, come a rispondere a caso.
“C’è tempo per il volo alle 22:15?”. “Mezzo ora in più o meno – risposero. Poi, entrambi salirono dentro come bastoni con i Chihuahuas, e capirono che non avrebbero perso nulla della piana mediterranea, nemmeno gli ori dorati della spesa.”
Alla landing page all’aeroporto, il motore spense. Stavano chiudendo la fila di imbarco. Il billete del volo numero 375 fu il primo pezzo della consegna che nessuno aveva mai ricevuto. Brookfield prese una foto con lo stretto della valigia: “E’ questa per te”? Marta annuì, e poi fece il compenso. “La prossima volta, non portate bandiere.”.

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