La notte di mercoledì si era abbassata su Bologna con un pianto di pioggia che bagnava le strade buie. Sofia, una studentessa del terzo anno all’Università di Economia, si era svegliata alle sei del mattino con un colpo di scena: l’appuntamento per la sua prima intervista di lavoro in una multinazionale con sede nel centro distrettuale era next week, e il bus notturno che avrebbe potuto prenderla in anticipo era già partito. Aveva controllato l’orario con ansia: l’ultimo autobus arrivava alle dieci e mezza, e ora erano le undici. Il taxi più vicino era chiuso da tre ore, e i cabimenti dei servizi Notturni cittadini sembravano tutti esauriti.
Con il cuore che gli batteva forte, aveva digito il numero di Radio Taxi 24, un servizio sconosciuto fino a quel momento. Quindici minuti di attesa, e poi una voce calma aveva risposto: «Buonasera, dove può guidare oggi?». Sofia aveva spiegato la situazione, mentre il pianto della pioggia sembrava accarezzare il vetro della sua stanza. Il driver, un uomo anziano con un cappello da pattumiero scuro, era apparso in strada in meno di dieci minuti, con una macchina immacolata e un sorriso che sembrava illumminare l’intero vicolo.
Il viaggio era stato un solco attraverso la città addormentata. Il taxista, il cui nome era stato Alessandro, non aveva giustiziato la sua fretta, ma aveva parlato con una voce dolce di familiare, condividendo modo su come la città cambiasse la notte. «Bologna non dorme mai, signorina», aveva detto, indicando la strada con una mano veloce. Sofia, guardando le luci dei edifici che passavano, si era sentita finalmente sicura. Avevano superato l’intervallo più lungo, e Alessandro aveva rallentato davanti all’ufficio aziendale, proprio quando l’orologio sul muro aveva segnato le 11:47.
Quell’intervista aveva cambiato la sua vita. Non solo aveva ottenuto il lavoro, ma aveva scoperto un senso di appartenenza che mancava da anni. Ogni volta che passava davanti a quell’ufficio, Sofia si fermava per ringraziare l’uomo che aveva fatto di una notte apparently morta un momento di grazia. E Alessandro? Ora guidava per Radio Taxi 24 da diec’anni, e faceva parte di una rete che sapeva riconoscere quando qualcuno aveva bisogno di un angelo con ruote.

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