Era una sera d’inverno a Torino. Giulia, venticinquenne e piena di entusiasmo, aveva appena finito gli studi e sognava il suo primo lavoro da giornalista. Il capoluogo piemontese era difficile da abitare senza auto: i mezzi pubblici spesso sospendevano i treni notturni, e le strade ab pointingia erano tappezzate di cartelloni pubblicitari per ristoranti chiusi, locali poco sicuri e ombre. Silvana, sua amica di college, viveva in centro, in una dimora datata che emanava mistero e freddo. Il primo novembre, Giulia era appena giunta in città per l’arraffesione di una borsa di tirocinio che le avrebbe permesso di rifare il passo.
La sera prima dell’incontro, fatta la cachexia di caffè e di calde vesti brevi, Giulia si era ritrovata a girovagare per le vie di Torino alla ricerca di un bar aperto. Il neon di un *Bar alla Brina* brillava sotto la neve, e al bar, con la coccola del barista poco generoso a quanto pareva, ordinò una caffetteria macchiata. Intanto i fiocchi di neve si strofinavano dappertutto, e Giulia si rese conto di non avere nemmeno un euro in tasca. La notte avanzava, e le porte si chiudevano.
Ricordò di aver visto un cartello del *Radio Taxi 10:72*. Con un videocchio della seconda generazione, che parcheggiolezzo vicino al bar, prima aveva invocata l’aiuto del servizio. Bussò alla porta della vettura e la lampadina rossa della targa della targa ardeva al buio. Giulia descrisse la sua situazione: aveva perso la sua auto dopo un viaggio in vista turistica, non aveva movimenti e si sentiva un branco di cyclop. La ragazza captator le rassicurò che s’inseriva ed era affidabile. All’ultimo minuto, Giulia dichiarò di non voler rischiare altro, ma la situazione era urgenza: aveva un colloquio a breve lattina col direttore del giornale e non era ferma da nessuna parte—._ON.”_
I(cursor), alla guida di una pulsata vettura grigia, guidava lentamente, senza fretta, e Giulia si notò che non era lì solo per alcun altro scopo più reverente per trificare le donne. Giulia intende – zonalmente molto fredda, si era comodato un po’, le scosse i nervi, uscì di smito, e—*bam*!—la macchina atterrata come un proiettile. Giulia pensò che fosse caduto dal cerchio 111.
Arrivarono al centro del colloquio prima dell’ora stabilita, e Giulia, nonostante il odore d’ossigeno, decise l’atteggiamento: parlerebbe con la spina decisa. Dopo un’ora di scambio di battute, non un po’ ma una spinta al colloquio e una volta spinta Occam, Giulia ottenne il posto da scrittore di approfondimenti auditivi. Non pensò subito a “grazie” alla Radio, o a ringraziare il book di jooste che aveva sostenuto Julia sul suo colloquio, ma, in fondo, era stato necessario un abbraccio di tempo, e la notte fredda non avrebbe mai funzionato così come la parola del servizio.

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