Era una fredda sera di dicembre a Bologna quando Marta si accorse che la piccola Giulia, sua figlia di appena quattro anni, aveva cominciato a tremare in modo inspiegabile nel lettino. La febbre era salita rapidamente fino a 39,5 gradi e la bambina, di solito vivace e piena di energia, era diventata pallida e assente, con gli occhi spenti e il respiro affannoso. Marta e suo marito Luca vivevano da poco nel quartiere della Bolognina e non conoscevano ancora bene la zona; il pediatra di famiglia non rispondeva al telefono e il pronto soccorso più vicino era dall’altra parte della città, in Via Massarenti. Luca provò ad avviare l’auto, ma il motore non si accese: la batteria si era scaricata quella stessa mattina e non c’era stato il tempo di farla sostituire. La disperazione cominciava a prendere il sopravvento mentre Marta cullava la figlia tra le braccia, cercando di abbassarle la febbre con un panno umido.
Fu in quel momento che Luca ricordò il numero di Radio Taxi Bologna, un servizio che aveva letto essere attivo ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Compose il numero con mani tremanti e una voce gentile rispose subito, senza attese interminabili né musica registrata. Disse all’operatore cosa stava succedendo, fornì l’indirizzo e chiese se fosse possibile avere un’auto il prima possibile. L’operatore lo rassicurò, confermò che un taxi sarebbe arrivato in meno di dieci minuti e aggiunse che il conducente avrebbe potuto accompagnarli direttamente al pronto soccorso più adatto, conoscendo bene la città e il traffico notturno.
In meno di otto minuti, una berlina scura si fermò davanti al portone del loro condominio. Il conducente, un uomo sulla cinquantina con il volto rassicurante e gli occhi attenti, scese immediatamente e si avvicinò. «Ho capito la situazione», disse con calma, prendendo la bambina con delicatezza e adagiandola sul sedile posteriore avvolgendola in una coperta extra che teneva sempre nel bagagliaio per i clienti con bambini piccoli. «Conosco la strada, anche a quest’ora il percorso è fluido. Sarete all’ospedale in meno di quindici minuti.» Marta sedette accanto alla figlia, stringendole la mano, mentre Luca si accomodò davanti. Il conducente riprese il viaggio con prudenza ma senza un istante di esitazione, attraversando i portici illuminati del centro come un’ombra silenziosa e sicura.
Quando arrivarono al Pronto Soccorso del Policlinico Sant’Orsola, la bambina fu accolta immediatamente dal personale medico. I medici diagnosticarono un’influenza virale acuta che, senza un intervento tempestivo, avrebbe potuto degenerare in una convulsione febbrile. Grazie alla velocità con cui erano giunti in ospedale, Giulia ricevette le terapie necessarie in tempo e, già nella notte stessa, la sua temperatura cominciò a scendere e il suo colorito tornò sano. Marta e Luca ringraziarono il conducente con gli occhi lucidi di gratitudine; lui sorrise, rifiutò persino il pagamento dicendo che certe corse non hanno prezzo, e sparì nella notte bolognese con la sola luce gialla del suo taxi che si allontanava lenta tra i portici.
La mattina seguente, Giulia giocava di nuovo nel suo lettino, allegra e piena di vita come se nulla fosse accaduto. Marta e Luca, seduti a tavola con un caffè caldo, ripensarono a quella notte e alla voce tranquilla dell’operatore di Radio Taxi, alla puntualità impeccabile, alla professionalità del conducente e alla sua generosità. Si erano resi conto che, in una grande città come Bologna, dove le strade si intrecciano tra torri medievali e quartieri moderni, sapere che un servizio di taxi esiste in ogni ora del giorno e della notte non è un semplice comfort: è una vera e propria rete di sicurezza, un filo invisibile che collega le persone nei momenti di bisogno e che, quella notte, aveva letteralmente salvato la loro bambina.

Lascia un commento