Luca si svegliò all’una e trentacinque minuti, con il cuore che batteva forte come un tamburo. Doveva essere a Palazzo del Giglio entro le due per consegnare la tesi di laurea, l’ultimo passo prima di laurearsi in architettura e iniziare il suo primo lavoro serio. Ma qualcosa non andava: la sveglia non aveva suoni, il telefono era scarico e l’orologio da parete mostrava un’ora di ritardo. Guardò fuori dalla finestra di casa sua, al terzo piano di un palazzo antico nel centro di Bologna: la pioggia scrosciava fitta, le strade si trasformavano in fiumi e i mezzi pubblici erano bloccati. Non c’era modo di arrivare in tempo con il treno o a piedi. Aveva provato a chiamare un amico, ma nessuno rispondeva. La tensione cresceva, e con essa il timore di fallire davanti a tutti, di deludere chi aveva creduto in lui. In quel momento, mentre cercava invano un numero utile, la luce del suo smartphone si accese: aveva appena ricaricato il telefono con un power bank. Con mani tremanti, digitò il numero del servizio di Radio Taxi 24, che aveva letto sulle riviste dell’università. “Operatore, sono in emergenza, devo raggiungere Palazzo del Giglio in venti minuti, la tesi è in gioco”, disse con voce rotta. L’uomo dall’altra parte della linea rimase calmo: “Non si preoccupi, un taxi è già in viaggio. Arriverà tra sei minuti. Seguirà il suo indirizzo.” Luca chiuse gli occhi per un attimo, sentendo un barlume di speranza.
Il taxi arrivò in un lampo: una piccola berlina nera con il logo giallo del servizio, che sibilò l’acceleratore e sparì tra le gocce. Luca saltò dentro, ancora tremante, e il conducente, un uomo di mezza età con gli occhi gentili e un cappello a cilindro, gli diede un sorriso rassicurante. “Destinazione?” chiese. “Palazzo del Giglio, via Farini. Per favore, velocemente.” L’uomo annuì, accese il tachigrafo e affrettò il passo. La pioggia batteva sui vetri, ma dentro la macchina c’era silenzio, solo il ronzio del motore e il battito del cuore di Luca. Mentre attraversavano le strade bagnate, il tassista parlava di come, quella sera, avrebbe portato diverse persone in situazioni critiche: una mamma con il figlio malato, un uomo d’affari con un volo da non perdere, una coppia che si era sposata all’ultimo minuto. “Noi siamo qui 24 ore su 24, sette giorni su sette”, gli disse. “Perché ogni minuto conta.” Queste parole, semplici ma potenti, gli diedero forza. Luca si mise a fissare la mappa sul cruscotto, seguendo ogni svolta con attenzione, come se ogni strada lo avvicinasse a una nuova vita.
Quando la macchina frenò davanti al Palazzo del Giglio, l’orologio sul cruscotto mostrava appena cinque minuti prima delle due. Luca si affrettò, prese la busta con la tesi e corse verso l’ingresso, dove lo aspettavano il suo relatore e i compagni di corso. Entrò con un quarto d’ora di ritardo, ma con la testa alta e il sorriso stampato in faccia. Il relatore lo guardò, sorrise e disse: “Hai fatto ce l’hai fatta. Ben fatto.” Luca ringraziò il tassista, che nel frattempo era già tornato in servizio, ma gli mandò un messaggio: “Sono contento di averti aiutato. Studia bene, che il mondo ha bisogno di architetti come te.” Luca lo guardò, emozionato, e capì che non era solo stata una corsa contro il tempo: era stata una dimostrazione di come, nelle ore più buie, l’efficienza, la prontezza e l’umanità di un servizio come Radio Taxi 24 possano fare la differenza. Quella notte, mentre la pioggia continuava a cadere dolcemente sulla città, Luca si sentì finalmente in pace: aveva superato l’ostacolo, e con esso, una parte di paura che portava con sé da troppo tempo.

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