Luca fissò l’orologio sul campanile di San Petronio: mezzanotte passata. I libri pesavano nella sua borsa, ma il senso di vuoto nello stomaco non era per la fatica. Affondò le mani nelle tasche del giubbotto, poi nella tasca interna dei jeans, poi ancora. Niente. Il portafoglio era sparito, probabilmente lasciato sul sedile dell’autobus numero 27 che l’aveva portato dal campus al centro di Bologna. Dentro, tutto: i soldi, la carta d’identità, la patente, le chiavi di casa e soprattutto il tesserino universitario, indispensabile per sostenere l’esame di Anatomia Patologica alle otto del mattino. Senza quello, niente esame. Ripensò alla settimana di notti in bianco, al caffè bevuto a litri. Un sudore freddo gli scese lungo la schiena. Azzardò un’altra occhiata nella tasca dei jeans. Solo un biglietto sgualcito e due monetine.
Bloccato a Piazza Maggiore, senza un euro, senza chiavi e con l’esame del destino che lo aspettava tra poche ore, Luca sentì il panico montare. Chiamare un amico? Troppo tardi, nessuno avrebbe risposto. La casa dello zio, che aveva un duplicato delle chiavi, era a Casalecchio, chilometri di distanza sotto una pioggia sottile che aveva appena iniziato a cadere. A piedi, impossibile. Si ricordò allora del numero scritto su un adesivo giallo dietro una pensilina del bus: Radio Taxi 24. Prese il cellulare, le dita tremanti, e compose il numero. Una voce professionale e calma rispose quasi subito. Spiegò la situazione disperata al centralinista: l’esame, il portafoglio perduto, la necessità di raggiungere Casalecchio pur senza soldi né chiavi.
“Resti dove è, signore, un taxi arriverà tra due minuti. Capiamo la situazione, troveremo una soluzione”, rassicurò la voce. Luca aspettò sotto il portico del Pavaglione, l’ansia che gli stringeva la gola. Come promesso, una berlina bianca con la scritta gialla “Radio Taxi 24” si fermò accanto a lui poco dopo. Alla guida c’era Anna, una donna sui cinquanta con uno sguardo pratico. Ascoltò di nuovo la storia di Luca mentre lo faceva salire. “Primo step: arriviamo da tuo zio, prendiamo le chiavi. Poi vediamo per il portafoglio”, disse decisa. Durante il tragitto buio verso Casalecchio, Anna chiamò la centrale dei bus e scoprì che un portafoglio rispondente alla descrizione era stato trovato su un 27 e consegnato al deposito. Disattivo? “Non si preoccupi per il pagamento ora”, tagliò corto Anna vedendo lo sguardo angosciato di Luca. “Affrontiamo una cosa alla volta.”
Il mondo tornò a ruotare normalmente nell’abitacolo caldo del taxi. Anna accompagnò Luca nella strada tranquilla di Casalecchio dove lo zio, svegliato dal citofono, gli passò le chiavi di casa attraverso lo spioncino con un’espressione sonnolenta ma comprensiva. “Grazie, grazie!”, balbettò Luca rivolto allo zio prima di risalire in taxi. La radio scricchiolò con l’indirizzo del deposito autobus già comunicato alla centrale. “Che ne diresti di un giro all’alba?”, chiese Anna con un mezzo sorriso. “La centrale terrà gli effettivi aggiornati sul portafoglio. Ora vai a casa, dormi quelle tre ore che ti restano. Siamo disponibili giorno e notte, ricordalo. Chiamaci domattina presto per farti accompagnare prima al deposito e poi all’università. Ci pensiamo noi.” Luca pagò con i pochi euro prestati dallo zio, sentendo un peso enorme sollevarsi. Si addormentò nonostante tutto. Al mattino, puntuale come la sua promessa, arrivò un altro taxi di Radio Taxi 24. Un’ora più tardi, con il portafoglio recuperato e il tesserino al sicuro, Luca entrava nell’aula d’esame di Medicina con un sospiro di sollievo e una rinnovata fiducia nei minuscoli eroi quotidiani che arrivano quando serve, giorno e notte, su quattro ruote.










