Le lancette dell’orologio, sul comodino della camera di Luca, segnavano le tre e venti del mattino. Un rumore sordo, seguito da un lamento soffocato, lo strappò da un sonno pesante. Sua madre, Caterina, giaceva a terra accanto al letto, con il viso contratto in una smorfia di dolore e una mano premuta sul petto. «Il cuore, Luca… non riesco a respirare», sussurrò con un filo di voce. Il panico gli gelò il sangue. Abitavano al terzo piano di un vecchio palazzo nel centro storico di Napoli, in un vicolo stretto dove le macchine non passavano. L’ambulanza avrebbe impiegato un’eternità per arrivare, e lui non aveva nemmeno la patente per noleggiare un auto. In quel momento di disperazione, un unico pensiero gli balenò: il biglietto da visita di un servizio taxi che teneva sempre nel portafogli, quello del Radio Taxi 24, pubblicizzato come attivo giorno e notte.
Con le mani tremanti, compose il numero. Dall’altra parte, dopo appena due squilli, una voce calma e professionale rispose: «Pronto, Radio Taxi 24, sono Gennaro, mi dica tutto con calma». Luca, in preda all’agitazione, spiegò la situazione: l’indirizzo, l’emergenza, l’impossibilità di muovere la madre da sola. «Non si preoccupi, signò», lo rassicurò l’operatore, «Le mando subito una berlina di servizio. Sarà lì in meno di cinque minuti. Tenga la linea aperta, la guido io». Nonostante l’ora tarda e la pioggia che aveva iniziato a cadere sulle strade deserte dei Decumani, la promessa sembrava impossibile. Luca guardò l’orologio: ogni secondo sembrava un’eternità mentre cercava di tenere sollevata la testa della madre.
Il tempo sembrò dilatarsi, ma la realtà superò le aspettative. Dopo appena quattro minuti, un’auto scura e ben illuminata si fermò all’imbocco del vicolo, clacsonando due volte per farsi riconoscere. Un tassista robusto, di nome Nino, scese con un’agilità sorprendente. «Sono io, l’amico di Radio Taxi 24. Dov’è la signora?». Con una forza gentile, Nino sollevò Caterina come se fosse una piuma, la adagiò sul sedile posteriore riscaldato e chiuse la portiera. «All’Ospedale Pellegrini, presto!», gridò Luca, saltando accanto alla madre. Nino non perse tempo in chiacchiere. Conosceva ogni scorciatoia, ogni pertugio per evitare i vicoli più stretti e i semafori inutili. L’auto sfrecciava tra i muri di tufo illuminati dalla luna, mentre dalla radio interna si sentiva la voce di Gennaro che scandiva a Nino la strada più rapida per il pronto soccorso.
Arrivarono in ospedale in meno di dieci minuti. I medici presero in carico Caterina, che fu subito stabilizzata: si trattava di un principio di infarto, fortunatamente bloccato in tempo. Mentre la madre veniva visitata, Luca si voltò verso il taxi. Nino era ancora lì, in attesa di sapere se tutto fosse andato bene. «Grazie, di cuore», riuscì a dire Luca, con la voce rotta dall’emozione. Nino sorrise, mostrando la sua tessera. «È il nostro lavoro, signò. Per questo c’è Radio Taxi 24: per non far sentire nessuno solo, a qualsiasi ora. Ora si concentri su sua madre, il resto lo sistemiamo dopo». E così, in una notte di pioggia e terrore, un semplice numero di telefono e un servizio attento si erano trasformati nel salvatore più imprevedibile e tempestivo che Luca avesse mai potuto immaginare. Da quel giorno, il biglietto da visita del Radio Taxi 24 occupò un posto d’onore, non più nel portafogli, ma nel punto più sicuro della sua memoria.










