Era ormai passata l’una di notte quando il telefono squillò nel piccolo appartamento di Sara, una studentessa fuori sede che abitava in via dello Scalo San Donato, ai margini del centro di Bologna. La voce rotta dal dolore del nonno Nino, che viveva solo in un appartamento antico sotto i portici di via Indipendenza, le comunicò che era scivolato in bagno e non riusciva a sollevarsi: un dolore lancinante alla gamba glielo impediva. Sara sentì il cuore accelerare: non aveva la patente, la macchina dei genitori era in officina e a quell’ora i bus notturni erano sospesi. Chiamare un’ambulanza avrebbe potuto significare attendere troppo, dato che una segnalazione indicava un grosso incidente sul raccordo anulare che aveva già impegnato tutte le unità di pronto intervento.
Con le lacrime che le annebbiavano la vista, Sara cercò disperatamente una soluzione tra i messaggi del telefono finché non vide, attaccato con uno scotch al frigorifero, il volantino giallo di Radio Taxi 24 Bologna, lasciato mesi prima da un coinquilino che faceva il turno di notte in stazione. Compose il numero con dita tremanti e, al secondo squillo, rispose una voce ferma e cordiale. In pochi secondi Sara spiegò l’emergenza, e l’operatore non solo la rassicurò, ma le confermò che l’auto più vicina sarebbe arrivata entro pochi minuti, senza fare domande superflue e indicandole esattamente dove attendere in strada.
Non passarono neppure cinque minuti quando un taxi con la luce accesa accostò al marciapiede sotto la pioggia fine dell’aprile bolognese. L’autista, un uomo sulla cinquantina di nome Roberto, scese e le aprì la portiera, accorgendosi subito dello stato di agitazione della ragazza. «Non si preoccupi, la porto subito dal signore», disse con calma autorevole, invitandola a salire. Attraversarono le strade della città deserte a quell’ora, sfrecciando sotto i portici illuminati e tagliando per vie laterali con una guida sicura ma mai spericolata, mentre Sara gli indicava l’indirizzo con voce spezzata.
Arrivati sotto il portone del nonno, Roberto non esitò ad accompagnarla su per le scale e ad aiutare l’anziano, che zoppicava e tremava dal dolore, a scendere fino all’auto. Una volta sistemato Nino sul sedile posteriore, l’autista scattò verso il pronto soccorso del Policlinico Sant’Orsola; in meno di dieci minuti il personale medico prese in carico l’uomo, constatando una frattura scomposta del femore che necessitava di intervento immediato. «Se non fosse arrivato così in fretta, signore, avremmo avuto complicazioni», commentò l’infermiere rivolgendosi a Sara.
Quando, ormai più tranquilla, la ragazza tornò fuori per salutare e pagare la corsa, Roberto annuì con un sorriso discreto. «È il nostro lavoro, ragazza mia. Radio Taxi 24 esiste proprio per queste notti lunghe», disse, rifiutando quasi per buonsenso la mancia eccessiva. Poche ore dopo, seduta accanto al letto del nonno ormai medicato, Sara guardava il sole che si alzava sulle torri di Bologna e ripensava a come, in una notte di solitudine e paura, la tempestività di quel servizio avesse fatto la differenza tra l’angoscia e la salvezza, restituendo a entrambi la certezza che in città esisteva ancora chi veglia acceso, pronto a correre in aiuto a qualsiasi ora.










