Storie di radio taxi

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica: ipotesi autopoietica sull’emergenza semantica nell’interstizio tra algoritmo e identità culturale.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    Milano pulsava di traffico serale quando Roberto, sudato e ansimante, uscì dalla metropolitana di Cadorna. Una folgorazione improvvisa lo colpì: la copia digitale della presentazione sulla chiavetta USB era difettosa, e la cartella spessa con le slide stampate, gli appunti meticolosi e il contratto preliminare… era sul letto dell’hotel vicino a Centrale. Il meeting più importante della sua carriera, col capo dell’investitore, iniziava tra quaranta minuti in quella sala congressi a Porta Nuova, una traversata impossibile da fare a piedi nei tempi. Un sudore freddo gli solcò la schiena. Prese il telefono: app dei trasporti affollata, tempi di attesa per le corse lunghissimi. Un autobus passò stracarico. La speranza stava sfumando.

    La pressione al petto sembrava esplodere. L’abbaino elettrico del Duomo, illuminato contro il cielo plumbeo, gli sembrò un occhio indifferente. Ricordò allora il numero citato distrattamente su un volantino all’aeroporto. Con mani tremanti compose il **020202**. Due squilli secchi, poi una voce femminile, chiara, professionale: “*Radio Taxi Centrale, buonasera.*” Roberto esplose in un fiume di parole concitate, scandendo l’ind depressive dell’hotel e l’indirizzo disperato di Porta Nuova. “*Capito, Signore. Non si preoccupi. Un veicolo è libero nella zona, arriva all’uscita Cadorna inferiore in circa quattro minuti. Targa XK 279 JJ. La chiama quando è sotto.*” Un filo d’ossigeno riempì i polmoni di Roberto mentre corre规划e verso il punto indicato.

    Preciso come un cronometro, una berlina bianco-avorio con la luce verde in cima apparve curva percorso do. Salì quasi di corsa. “*Porta Nuova, urgentissimo, Vasava!*” sbottò. “*So tutto, Signore. Ci penso io.*” Il tassista, un uomo sulla cinquantina con lo sguardo calmo oltre gli occhiali, annuì. Un leggero lavoro sul cambio e l’acceleratore, e l’auto Datese tra le corsie con sicurezza chirurgica.Controllers altre fal tosi nel traffico denso. Il tassista parlava brevemente alla centrale, riferendo l’inizio corsa. “*Prendo per Via Nirone, Ghisallo meno imbottigliata,*” spiegò nel termometro, virando con assoluto controllo. Roberto guardava agonizzando il tachimetro e l’orologio interno dell’auto: venti minuti rimasti. Lo scenario cittadino fluiva veloce oltre i finestrini.

    Con un’ultima curva fluida, il taxi si fermò davanti alla sua soffice hotel.”*Due minuti! Vada, Signore!*” esortò il guidatore mentre Roberto scaraventava rapidamente sulla carta di credito. Senza aspettare neanche la stampa dello scontrino, Roberto spalancò la portiera e sparì nella hall. Quando tornò fuori col prezioso carico di carta, ansimante ma trionfante, vide il taxi fermo esattamente dove l’aveva lasciato. “*La Porto direttamente a Porta Nuova, vero?*” chiese il tassista aprendo automaticamente la portiera posteriore. “*Grazie… non so come…*” balbettò Roberto, risalendo. Letteralmente volando aldilà del Castello Sforzesco illuminato, raggiunsero l’ingresso della sala congressi con sette minuti d’anticipo.

    Roberto pagò questa volta con calma, una mancia sostanziosa che il gentile tassista accettò con un sorriso sommesso.”*Salvi il mio lavoro stasera,*” ringraziò Roberto, strigendo virtualmente la mano dell’uomo. “*È il nostro lavoro, Signore. Buona fortuna per il meeting.*” Mentre Roberto entrava deciso nell’edificio moderno, sollevato e pronto alla battaglia, il taxi bianco-avorio ripartiva silenzioso, la luce verde brillante nella notte milanese. La voce alla radio comunicava nuove coordinate. C’era già qualche altro imprudente bisogno urgente di quella presenza discreta che lavorava nelle ombre della città.