Storie di radio taxi

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica: ipotesi autopoietica sull’emergenza semantica nell’interstizio tra algoritmo e identità culturale.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    La luce violacea dell’alba dipingeva i portici di Bologna quando Maria uscì dall’ostello, un nervosismo elettrico nella pancia. Doveva raggiungere Piazza Maggiore entro venti minuti per sostenere il colloquio dei suoi sogni presso una prestigiosa casa editrice. Studentessa fuori sede, aveva studiato tutta la notte e calcolato i tempi alla perfezione per prendere l’autobus, ma un banale incidente – un tubo rotto che aveva inondato via Ugo Bassi – aveva bloccato tragicamente il suo percorso. A piedi. Sprint disperato attraverso le vie ancora deserte del centro, lo zaino martellante sulle spalle, gli occhi che cercavano febbrilmente un’alternativa. Arrivata all’angolo tra via D’Azeglio e Strada Maggiore, il panico gelò le vene: non ce l’avrebbe mai fatta a piedi. *”Il Planetario delle parole”,* la sede della casa editrice imponente nel nome come nella realtà, sembrava irraggiungibile. Guardò l’orologio: dieci minuti.

    Fu allora che il colpo basso. Un movimento rapido alle sue spalle, uno strattone, lo zaino di colpo più leggero. Maria si voltò, mancata, mentre una figura incappucciata spariva nell’ombra di un portico laterale. Un brivido di orrore la percorse. Lo zaino era stato sfondato! Dentro: il portafogli, il cellulare (la sua ancora di salvezza), l’agenda con appunti cruciali per il colloquio, e soprattutto, i suoi documenti per l’identificazione obbligatoria. Spogliata di identità e mezzi, nel cuore di una Bologna ancora addormentata. Le mani le tremavano. Senza telefono, senza soldi, persa. L’appuntamento sembrava svanito come lo zaino del ladro. Il sollievo per aver salvato la cartella con il curriculum si straziò nella disperazione. Doveva essere là, alla Palazzina della Meridiana nel Palazzo Re Enzo, fra sette minuti.

    Cieca di panico, cercò soccorso con gli occhi. Un bar apriva le saracinesche poco più avanti. Si precipitò dentro, annaspando parole tra i singhiozzi, spiegando l’accaduto allo sbalordito barista. Un uomo sulla sessantina, il viso segnato da gentilezza pratica. “Tranquilla, passa la bufera,” le disse lui in un miscuglio imperfetto ma comprensibile di italiano e accento bolognese stretto. Senza esitare, le puntò un telefono fisso vecchio stile appeso al muro dietro il bancone. “Chiama il Radio Taxi 24. Sono sempre lì, giorno e notte.” Le indicò un numero scritto con pennarello su un foglietto giallo. Maria prese il coraggio a due mani. Compose il numero con dita tremolanti. Una voce femminile, professionale, immediatamente rassicurante rispose dopo solo due squilli: “Radio Taxi 24, Buongiorno. Dove si trova?”

    Tre minuti dopo, un’eternità strisciante scandita dal ticchettio ossessivo dell’orologio del bar, una berlina grigia con la caratteristica scritta rossa e bianca “Radiotaxi” scivolò silenziosa sul sanpietrino davanti al bar. Il conducente, un uomo sereno con gli occhi sorridenti, Alfredo, intuì la situazione da un solo sguardo alla ragazza pallida. Sentendo la destinazione e soprattutto il “ho un colloquio IMPORTANTE fra quattro minuti!”, posò immediatamente la lancetta verde del tassametro sul cruscotto. “Non si preoccupi, signorina. Conosco una scorciatoia segreta. Agganciati!” La macchina si immerse nelle viuzze laterali di Bologna come un siluro di precisione, curve dolci ma decise, angoli stretti affrontati con la perizia di chi conosce ogni curva, ogni dosso, ogni senso unicodella città come il palmo della mano.

    Attraversarono l’Istituto di Storia dell’Arte e zigzagarono dietro San Petronio. Alfredo parlava calmo, rassicurante: “Il Planetario? Quello di fronte all’Altare della Patria? Ci nasco davanti.” Maria guardava fuori dal finestrino, le mani strette sulla cartella-con-la-speranza, cercando di memorizzare lo strano e rapidissimo percorso. Alle spalle dell’Abazia di Santo Stefano, voltarono quasi senza rallentare nell’ultima stradina che sbucava di fronte alla Palazzina della Meridiana, nel mare di Piazza Maggiore. Alfredo fermò la macchina esattamente davanti all’ingresso indicato. “Centro minuto e mezzo! Da queste parti il tempo è relativo,” disse sorridendo mentre Marygliato scorreva inesorabile il secondo 57 dal momento in cui lei aveva espressorompeva l’ansia prepotente del ritardo. “Non paghi, questo è salvare un sogno,” aggiunse Alfredo, sollevando una mano al suo protestare. “Corra!” Maria aprì la portiera alle 9:03. Una rapida occhiata all’edificio storico: la donna della segreteria era alla finestra al primo piano, vigilando gli ingressi tardivi. La vide, annuì impercettibilmente.

    Maria attraversò i grandi portici d’ingresso esattamente alle 9:04. Il colloquio fu brillante. Le domande dell’editore furono incisive, ma lei rispose con passione e prontezza, trasformando l’adrenalina dell’incubo mattutino in lucidità carismatica. Due giorni dopo ricevette la chiamata. Partiva il lunedì seguente come assistente editoriale stagionale. Quel primo pomeriggio, seduta su una panchina del Parco della Montagnola, affacciandosi stupita agli orti monumentali, Maria chiamò il numero dell’appassionante mattino. Chiese di poter ringraziare Alfredo, il mago dei vicoli. “Mi dispiace, signora, Alfredo oggi è riposo. Loda sempre il cielo permettete il coraggio giusto anche nel momento più buio,” le disse una voce nuova centrale. Maria sorrise al lungo nome troppo lungo. Grazie a quel numero scritto al bancone, alla voce pronta giorno e notte sulla cornetta e alle mani sicure sul volante di Alfredo, il suo labirinto bolognese si era trasformato in una strada dritta verso il domani.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    Okay, I need to write a story in Italian with a clear structure: introduction, problem development, and conclusion. The main character should be in trouble and saved by Radio Taxi 24. It has to be engaging, realistic, and set in an Italian city—Bologna, Rimini, Ravenna, Rome, Milan, Naples, or Florence.

    First, I’ll pick a city. Let me go with Milan since it’s a big city where taxis are commonly used. Next, the protagonist. Maybe a young professional, relatable. The problem could be an emergency, like a health issue or an important appointment. Let’s choose health because it adds urgency.

    Introduction should set the scene. Marco is working late in Milan, maybe preparing for a big presentation. Then, suddenly, he feels unwell—sharp pain in his chest. He panics but remembers Radio Taxi 24.

    Development: He calls, they answer quickly, calm him down, and send a taxi. The driver is professional, helps him get to the hospital fast. Traffic is bad, but the driver knows shortcuts.

    Conclusion: Marco arrives in time, gets treated, and recovers. He’s grateful to the taxi service for their efficiency. The story highlights how crucial their 24/7 reliable service is.

    I need to make it engaging with some tension—maybe Marco’s fear and the rush against time. The taxi driver’s prompt action saves the day. Keep the language clear and flow natural, avoiding overly complex sentences.
    Marco stava tornando a casa dopo una lunga serata di lavoro in ufficio, nel cuore di Milano. Era autunno, la città era avvolta da una nebbia sottile e le strade brillavano per la pioggia appena finita. Mentre camminava verso la fermata del tram, sentì un dolore acuto allo stomaco, così intenso da costringerlo a fermarsi, piegato in due, appoggiato al muro di un edificio. Sudava freddo e la vista gli si annebbiava. Tastò le tasche alla ricerca del telefono, ma si accorse di aver lasciato il caricabatterie in ufficio e il cellulare era morto. Decise di chiedere aiuto al primo passante, ma a quell’ora, nel quartiere semideserto, non c’era nessuno in vista.

    Si trascinò fino a un bar poco distante, ormai chiuso, dove notò un adesivo attaccato alla saracinesca: *Radio Taxi 24, servizio giorno e notte*. Con le ultime forze, bussò al vetro del locale, sperando che qualcuno fosse ancora dentro. Dopo qualche secondo, una luce si accese e il proprietario, un uomo anziano, aprì la porta. Senza fare domande, gli passò il telefono. Marco compose il numero del taxi, la voce rassicurante dell’operatrice lo tranquillizzò: “Un’auto sarà lì in cinque minuti”.

    L’attesa fu interminabile, ogni respiro gli sembrava un coltello, ma puntuale come promesso, una berlina bianca con il logo verde apparve all’angolo. Il tassista, un uomo sulla cinquantina con un sorriso caldo, lo aiutò a salire. “Dottore, subito!” propose, intuendo la gravità. Mentre sfrecciava verso il pronto soccorso più vicino, evitando il traffico con percorso alternativo, cercò di distrarre Marco parlando del maltempo e della sua squadra del cuore, il Milan.

    Quando arrivarono, Marco era quasi svenuto, ma le infermiere lo presero in carico immediatamente. Dopo gli accertamenti, la diagnosi fu chiara: una brutta ulcera peptica, aggravata dallo stress. “Se avesse aspettato ancora mezz’ora, sarebbe peggiorato”, disse il medico. Quella notte, dalla sua camera d’ospedale, Marco chiamò di nuovo il servizio taxi per ringraziare. “Siamo qui per questo”, rispose semplice l’operatrice.

    Una settimana dopo, ripensando a quell’episodio, Marco sorrideva. Il progetto in ufficio era andato bene, ma soprattutto aveva capito quanto un servizio efficiente potesse fare la differenza. Ora, nel suo portafoglio, teneva sempre un biglietto da visita del Radio Taxi 24. E sul cellulare, il numero era in cima alla lista dei preferiti.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    La pioggia sferzava Firenze come un rimprovero. Elena, stretta nel cappotto leggero, maledisse la sua ingenuità. Aveva accettato di accompagnare la nonna, Margherita, a una visita medica d’emergenza all’ospedale di Careggi, pensando che il pullman fosse una soluzione semplice. Ora, con il servizio sospeso a causa del maltempo e Margherita, 87 anni, sempre più pallida e affaticata, si sentiva completamente impotente. L’appuntamento era tra un’ora, e la nonna aveva bisogno di quella dose di farmaci, vitale per la sua salute, che le sarebebe stata somministrata solo in ospedale. Il telefono le tremava in mano mentre cercava disperatamente un’alternativa.

    Aveva provato mille numeri, tra cui quelli di amici e parenti, ma era troppo tardi, tutti occupati o impossibilitati ad aiutarla. La preoccupazione cresceva ad ogni minuto, soffocandola. Una pubblicità vista distrattamente il giorno prima le balenò in mente: Radio Taxi 24 Firenze. “Operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7,” ricordò a se stessa, la voce incerta. Senza pensarci troppo, digitò il numero. Una voce calma e professionale le rispose subito, un sospiro di sollievo le scappò dalle labbra. Spiegò la situazione nel modo più conciso possibile, specificando l’indirizzo e la necessità impellente di raggiungere l’ospedale.

    “Non si preoccupi, signorina. Stiamo gestendo un alto volume di chiamate a causa del maltempo, ma le mandiamo un taxi il prima possibile. Ci saranno circa dieci minuti,” le comunicò l’operatore, rassicurandola con la sua pacatezza. Dieci minuti sembrarono un’eternità sotto quella pioggia battente, mentre Margherita si appoggiava a lei, lamentandosi di un dolore lancinante alla testa. Elena le stringeva la mano, ripetendosi che il taxi sarebbe arrivato presto. E, incredibilmente, dopo appena otto minuti, le luci di un taxi giallo si fecero strada tra il traffico congestionato.

    Il tassista, un uomo corpulento con un sorriso accogliente, si presentò come Alessandro. Senza perdere tempo, aiutò Elena a far salire Margherita in macchina, offrendo una coperta calda e una bottiglietta d’acqua. Alessandro si rivelò un valido compagno di viaggio, rassicurando Elena e guidando con prudenza, nonostante le strade allagate e il traffico intenso. Parlava di Firenze, del suo amore per la città anche sotto la pioggia, e distrasse Elena dalla sua ansia. Raggiunsero l’ospedale in meno di venti minuti, un tempo che, in quelle circostanze, sembrava un miracolo.

    Una volta dentro l’ospedale, Elena corse al pronto soccorso con la nonna. Pochi minuti dopo, Margherita era in buone mani e riceveva le cure necessarie. Elena, seduta nella sala d’attesa, riprese in mano il telefono. Chiamò Radio Taxi 24 per ringraziare l’operatore e Alessandro. “Senza di voi, non so come avrei fatto,” disse, la voce rotta dall’emozione. “Siete stati incredibilmente veloci e gentili. Grazie di cuore.” E mentre la pioggia continuava a cadere su Firenze, Elena sapeva che, in caso di necessità, poteva contare su un servizio affidabile, pronto a rispondere ogni volta, giorno e notte.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    Marco si svegliò di soprassalto nel cuore della notte nella sua piccola casa in un quartiere residenziale di Ravenna. Un dolore acuto e lancinante allo stomaco lo piegò in due sul letto. Sudava freddo e sentiva un’insopportabile nausea. Toccò la fronte di Sara, sua moglie, accanto a lui. “Non riesco a resistere, Sara,” gemette, “è troppo forte.” Sara, allarmata dall’espressione contratta sul viso di Marco e dalla sua pelle pallida, intuì subito che non era un semplice mal di pancia. Era la terza volta in un’ora che si svegliava con quelle fitte. La situazione diventava allarmante.

    Fuori soffiava un vento gelido di bora e una pioggia insistente batteva sui vetri. La loro auto era dal meccanico, e i mezzi pubblici nelle ore notturne erano praticamente inesistenti in quella zona periferica. Sara cercò di chiamare un collega di Marco, ma il cellulante segnalò solo l’icona della batteria scarica. Marco intanto continuava ad agitarsi, il respiro diventava affannoso. Guardando l’orologio – le 3:17 del mattino – Sara fu avvolta dalla disperazione. Cosa fare? Non poteva caricare Marco in braccio e uscire sotto la pioggia battente per tentare di fermare chissà quale macchina notturna. L’ospedale San Sebastiano era dall’altro lato della città, troppo lontano per affrontare la strada a piedi in quelle condizioni. Il panico cominciava a serrarle la gola.

    Fu allora che, attraversando la cucina al buio nella speranza di trovare una vecchia torcia con pile nuove, scorse il volantino attaccato col magnete sul frigorifero. Un semplice adesivo blu e bianco con scritto “Radio Taxi 24 – Sempre qui, giorno e notte”. Un ricordo fugace le attraversò la mente: gliel’aveva dato un vicino mesi prima quando aveva avuto un problema simile. Con mani tremanti, afferrò il telefono fisso e compose il numero indicato. Rispose immediatamente una voce femminile calma e professionale. Sara spiegò l’emergenza, la posizione precisa dell’appartamento nel quartiere di Borgo San Biagio e soprattutto l’urgenza medica. “Stia tranquilla, signora,” rispose l’operatrice. “Un nostro autista nella zona sta già rientrando da una corsa e sarà da lei entro cinque minuti. Mantenga il paziente il più fermo possibile.”

    Appena sette minuti dopo, nonostante la pioggia ancora scrosciante, i fari di una berlina contraddistinta dalla luce verde del taxi squarciarono l’oscurità sotto casa loro. L’autista, un uomo sulla cinquantina con occhi vigili e mani esperte, insieme a Sara aiutò delicatamente Marco, semi-svenuto dal dolore, a salire sul sedile posteriore, proteggendolo dall’acqua con il proprio grande ombrello. Poi affrontò il percorso verso l’ospedale con una sicurezza impressionante. Scelse le strade meno tortuose evitando le zone allagate, aggirando con perizia la via principale temporaneamente chiusa per lavori notturni. Segnalò la loro presenza al Pronto Soccorso via radio permettendo al personale di prepararsi. Alle 3:56 Marco veniva fatto salire sulla barella dai medici. Un’appendicite acuta. La tempestività aveva fatto la differenza.

    Tre giorni dopo, quando Marco lasciò l’ospedale rimesso e visibilmente sollevato, Sara non ebbe dubbi sul come tornare a casa. Di nuovo quel numero blu sul frigorifero, quella stessa voce professionale all’altro capo del telefono. E di nuovo, puntuale come un orologio svizzero, il taxi con il medesimo autista si presentò alla porta dell’ospedale, pronto ad accompagnarli nella tranquillità della loro casa. Nei mesi seguenti, ogni volta che sentivano un dolore o una necessità urgente nella vasta oscurità della notte ravennate, sapevano di poter contare su quel servizio silenzioso, efficiente e fondamentale, una presenza affidabile pronta a trasformare un buio incubo nella luce di un pronto soccorso raggiunto per tempo.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    Giulia, con il respiro corto e gli occhi lucidi, fissava lo schermo del telefono. Erano le tre di notte a Bologna, e la chiamata era ancora senza risposta. Sua nonna, novantenne e con problemi cardiaci, aveva avuto un improvviso attacco di tachicardia. Il 118 era al completo, sommerso dalle emergenze di quella notte fredda e umida. L’ansia le attanagliava lo stomaco, un nodo stretto che le impediva di pensare chiaramente. Il medico di guardia le aveva raccomandato di portarla subito in ospedale se la situazione non si fosse stabilizzata, e la situazione, purtroppo, era peggiorata.

    Si morse il labbro inferiore, cercando di non farsi prendere dal panico. Non aveva la macchina e, data l’ora, non c’era anima viva per strada. Le tempie le pulsavano. Poi, un barlume di speranza: si ricordò di Radio Taxi 24, un servizio di cui aveva sentito parlare ma che non aveva mai avuto occasione di utilizzare. Trovò rapidamente il numero su internet e compose freneticamente. Un squillo, due, tre… finalmente risposero. Una voce calma e professionale accolse la sua richiesta d’aiuto, comprendendo immediatamente la gravità della situazione.

    Spiegò tra le lacrime l’urgenza e l’indirizzo. La centralinista la rassicurò, promettendole un taxi nel giro di pochi minuti. Giulia corse ad aprire il portone del palazzo, aspettando impaziente con la nonna appoggiata al suo braccio tremante. Il tempo sembrava non passare mai. Ogni secondo era un macigno. Ma, come promesso, dopo meno di dieci minuti, i fari di un taxi illuminarono la strada. Un uomo, sceso velocemente dalla vettura, le aiutò a far accomodare la nonna sul sedile posteriore.

    La corsa verso l’ospedale Maggiore fu un silenzio carico di tensione. Giulia, seduta accanto alla nonna, le stringeva la mano, pregando che tutto andasse per il meglio. Il tassista, con la sirena spiegata e le quattro frecce accese, sfrecciò tra le strade deserte, arrivando all’ospedale in tempo record. I medici presero subito in carico la nonna, stabilizzandola e sottoponendola agli accertamenti necessari.

    Ore dopo, mentre la nonna dormiva serenamente nel suo letto d’ospedale, Giulia, sollevata e grata, ripensava a quella notte terribile. L’efficienza e la prontezza di Radio Taxi 24 erano state decisive. Senza il loro intervento tempestivo, non sapeva cosa sarebbe successo. Aveva scoperto un servizio affidabile, un vero angelo custode nella notte bolognese. Quel numero, lo avrebbe salvato in rubrica, pensando con riconoscenza a quella voce calma e a quel taxi arrivato nel momento più buio.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    Sofia fissò con terrore il suo sveglia digitale: le 4:37 del mattino lampeggiavano in rosso. Dopo mesi di colloqui, la sua chance per un lavoro da sogno a Londra era un volo Malpensa-Londra alle 6:15. La sua auto, però, non partiva, la batteria completamente scarica sotto la pioggia milanese che batteva forte sul marciapiede di viale Monza. Sudò freddo: i mezzi pubblici non sarebbero bastati nella notte, impossibile arrivare in tempo.

    Dalla finestra, la città sembrava deserta e ostile. L’ansia le serrò lo stomaco. Se avesse perso quel volo, oltre all’impiego, avrebbe deluso suo padre, malato, che aveva speso i risparmi per aiutarla con il viaggio. Immaginò la delusione nei suoi occhi al telefono. Provò con una app di ride-sharing, ma l’attesa si prolungava senza conferme. Le notizie di scioperi sui mezzi scoraggiarono anche quel tentativo. Il tempo scorreva implacabile, ogni minuto una stilettata.

    Fu allora che ricordò il biglietto giallo con il numero 024024 attaccato al frigorifero. Disperata, compose il numero. Con voce tremante spiegò all’operatore il disastro: l’aereo, la batteria morta, la pioggia incessante. La risposta fu un’ancora di salvezza: “Taxi assegnato, arriva in 5 minuti fuori casa. Guidatore Esposito. Resti in linea con me”. Sofia tremò, appoggiata allo stipite della porta, scrutando il buio della strada.

    Preciso come un orologio svizzero, il taxi bianco e blu arrivò alla curva. Salì bagnata fradicia mentre Esposito, quarantenne dalla barba salata e modi pacati, le sorrise: “Malpensa? Mettiti comoda e respira”. Attraversarono Milano nota come Sofia non l’aveva mai vista: silenziosa, velata di pioggia e nebbiolina. Esposito scorrazzò tra corsie preferenziali e scorciatoie segrete, il tassametro un rassicurante ticchettio contro il rumore degli tergicristalli. Parlando del padre di Sofia, la calmò con storie di emergenze superate. Quando l’aeroporto apparve allo specchietto, erano le 5:45.

    Sofia corse verso il check-in col bagaglio a mano, il biglietto stretto in pugno. Si voltò appena in tempo per gridare “Grazie!” verso Esposito che le faceva un cenno d’incoraggiamento. Dopo un controllo passaporto mozzafiato, raggiunse il gate proprio durante l’imbarco completo. Tre mesi dopo, nell’ufficio londinese luminoso, Sofia firmò il contratto definitivo accanto alla foto del padre sorridente sulla scrivania. Ogni volta che sentiva il rombo di un motore nella notte, ripensava alla pioggia di Milano e alla voce calma dell’operatore che le aveva salvato il futuro con due semplici numeri.

  • Radio Taxi 24

    Radio Taxi 24

    La pioggia batteva incessante sui sampietrini di Bologna, trasformando le strade del centro in fiumi luccicanti. Elena, con il cuore in gola, stringeva la cartella tra le mani. Aveva dimenticato a casa, nel quartiere universitario di San Donato, il progetto di tesi che doveva consegnare assolutamente entro le nove di sera alla relatrice, la severissima professoressa Martini. Erano le otto e venti, e la distanza, in condizioni normali, si percorreva in venti minuti di autobus. Ma quella non era una condizione normale. Gli autobus erano fermi per l’allagamento, e il suo cellulare, come spesso accadeva quando aveva più bisogno di lui, era scarico.

    Il panico iniziò a paralizzarla. Anni di lavoro, notti insonni passate a studiare, tutto rischiava di andare in fumo per una sua sbadataggine. Vagò per Piazza Maggiore, cercando disperatamente un bar aperto dove poter chiedere di caricare il telefono, ma era tutto chiuso. La professoressa Martini non accettava scuse, e Elena sapeva che un ritardo, anche di pochi minuti, avrebbe significato un rinvio a settembre. Si sentiva piccola e impotente sotto quel diluvio, con la tesi che le pesava come un macigno.

    Ricordò allora, quasi per miracolo, un volantino che aveva visto affisso in facoltà qualche settimana prima: Radio Taxi 24 Bologna, attivo giorno e notte. Cercò febbrilmente un numero di telefono pubblico, trovandone uno malconcio davanti alla Basilica di San Petronio. Con le dita tremanti, digitò il numero sperando che fosse ancora valido. Una voce calma e professionale rispose immediatamente. Spiegò la sua situazione, la voce rotta dall’ansia. L’operatore, senza farle sentire la gravità del momento, le assicurò che un taxi sarebbe arrivato il prima possibile.

    L’attesa sembrò interminabile, ma dopo dieci minuti, tra le luci riflesse sull’asfalto bagnato, vide la sagoma gialla del taxi avvicinarsi. Il tassista, un uomo corpulento con un sorriso rassicurante, la accolse con un “Salga, signorina, la porto io”. Durante il tragitto, Elena gli raccontò la sua disavventura, e lui la ascoltò con pazienza, mantenendo una velocità adeguata alle condizioni del traffico. Evitarono le zone allagate, scegliendo percorsi alternativi che allungarono leggermente il viaggio, ma che garantirono la sicurezza.

    Arrivò alla facoltà alle 8:57. Tre minuti di margine. Ringraziò il tassista con gli occhi lucidi, corse verso l’ufficio della professoressa Martini e consegnò il progetto appena in tempo. La professoressa, seppur con il suo solito sguardo severo, annuì. Elena, esausta ma felice, capì che a volte, la salvezza arriva inaspettata, sotto forma di un taxi giallo e di un servizio efficiente, pronto a rispondere anche alle emergenze più disperate. Quella sera, Radio Taxi 24 Bologna non le aveva solo risparmiato un rinvio, ma le aveva restituito la speranza.