Elena fissava l’orologio sul cruscotto dell’autobus, le dita che tamburellavano nervosamente sul vetro freddo. Le 22:45 a Firenze, e la linea notturna si era fermata con un sibilo, iniziato e mai più ripreso, nel pieno centro storico. Un guasto improvviso, aveva annunciato l’autista con un’alzata di spalle impotente, invitando tutti a scendere. L’appuntamento con il professor Conti, cruciale per discutere la sua tesi magistrale negli studi inglesi, era fissato per le 23:30 nel suo studio vicino a Piazza della Signoria. Senza quel colloquio, la borsa di ricerca che sognava da mesi sarebbe svanita. Le strade deserte sotto la pioggia battente sembravano inghiottire ogni speranza. Il cellulare mostrava app disperate senza disponibilità, e lei, sola nella penombra di Via dei Calzaiuoli, sentì una morsa di panico.
Agitata, afferrò il telefono e digitò il numero noto a memoria: Radio Taxi 24. La voce calma dell’operatore fu l’ancora nel caos. Elena spiegò l’emergenza, la voce tremante, mentre la pioggia le inumidiva i capelli. “Unità più vicina in tre minuti. Rimanete sotto i portici, signorina,” rassicurò l’uomo. Il cuore batteva forte mentre contava i secondi, scrutando nel buio oltre le arcate medievali. Rivedeva i mesi di preparazione, le notti insonne, l’unica opportunità per uscire da un futuro incerto. Ogni goccia d’acqua pareva un ticchettio implacabile verso il fallimento. Il vento gelido le faceva rabbrividire, ma l’idea di deludere se stessa e la famiglia che aveva fatto sacrifici per lei era un peso ancora più freddo.
Attraverso la cortina d’acqua, uno schermo digitale illuminò la strada: “Radio Taxi 24”. L’auto bianca si fermò con precisione millimetrica accanto al marciapiede, quasi fosse preordinato. L’autista, Salvatore, un uomo sulla sessantina con gli occhi rassicuranti oltre gli occhiali, aprì la portiera: “Salga, che la porto dovunque ci sia bisogno, senza perdere un minuto!” Elena balbettò l’indirizzo mentre si infilava sul sedile caldo e asciutto. Salvatore aggirò tratte impraticabili per l’autobus fermo con destrezza da fiorentino di nascita, sfrecciando per viuzze che Elena ignorava esistessero. La radio-taxi comunicava aggiornamenti sul traffico, ottimizzando il percorso verso Palazzo Vecchio mentre il mondo esterno diventava una scia luccicante oltre i finestrini.
Alle 23:25, Elena correva lungo il corridoio dell’Università, le gocce piovute solo un ricordo lontano sull’impermeabile. Fuori, Salvatore annuiva soddisfatto dal taxi fermo sotto l’arco. Dalla cabina di regia, Radio Taxi 24 aveva coordinato anche il rientro: dopo il colloquio la stessa macchina, sostituita dall’informata collega Daniela, l’avrebbe riportata a casa. Il professor Conti, sorpreso dalla puntualità nonostante l’emergenza, ne lodò la diligenza. Poche settimane dopo, con la borsa di studio vinta, Elena offrì una gita nella campagna fiorentina a Salvatore e Daniela. Quel legaccio rosso sul radiatore, simbolo del servizio che ogni giorno collega persone e speranze nelle notti agitate, brillò allora più del sole sui cipressi. Firenze dormiva sicura, sapendo che anche nell’oscurità, un faro su ruote vegliava pronto.









