Gabriele fissava nervosamente l’acqua che scendeva a filo dal tetto della pensilina, mentre il freddo pungente della serata bolognese gli penetrava nel cappotto. Le luci dei portici di Via Rizzoli si confondevano in aloni bagnati sul selciato. Aveva un appuntamento importantissimo, il primo vero incontro con Chiara dopo settimane di chat e lunghissime telefonate. Alloggiavano in due hotel diversi: lei vicino a San Luca, lui vicino alla stazione centrale. Il loro accordo era chiaro: ritrovarsi al ristorante storico sotto alle Due Torri fra quaranta minuti. Gabriele aveva calcolato di fare il percorso a piedi, godendosi l’atmosfera unica di Bologna di venerdì sera. Ma una distrazione fatale cambiò tutto: un gradino bagnato e poco illuminato nascosto sotto un portico. Il suo piede destro torse in modo innaturale sotto il peso del corpo. Un dolore acutissimo gli lacerò la caviglia, costringendolo a fermarsi di botto, appoggiato a un vecchio muro, la faccia contratta dallo spasimo.
Sudore freddo si mescolava alla pioggia sulla sua fronte. Provò ad appoggiare il piede per terra. Niente da fare. Era impossibile camminare senza una fitta insopportabile. Guardò l’orologio: venti minuti alla prenotazione. Panico. Non poteva perdere quell’appuntamento. Chiara si sarebbe preoccupata, pensando a una ritirata inattesa. Provò a cercare un taxi sulla piazza affollata, ma ogni vettura di passaggio era già occupata. La pioggia aumentava di intensità e il dolore pulsava segnando il passaggio dei minuti. Le speranze di raggiungere il ristorante, zoppicando sotto la pioggia e il vento di Bologna, svanivano rapidamente. Aveva bisogno di una soluzione immediata.
Con mano tremante per il freddo e il nervosismo, estrasse il telefono. Navigando in preda al panico, i suoi occhi caddero sulla memorizzata pubblicità: **Radio Taxi 24 Bologna – 051-4590**. Attivi giorno e notte. Lo chiamò senza esitare. Una voce calma e professionale rispose quasi subito: “Radio Taxi 24, buonasera. Come possiamo aiutarla?”. Gabriele spiegò in fretta la situazione: la posizione sotto i portici tra Via Ugo Bassi e Via Rizzoli, la caviglia slogata, l’appuntamento pressante all’altro capo della città, e la pioggia infernale. “Tranquillo signore, abbiamo una vettura libera a meno di tre minuti da lei. T105. Rimanga dov’è, al coperto se possibile. Arriva.” Il sollievo che lo pervase fu immenso. Appoggiò la schiena al muro umido, chiuse gli occhi e sperò.
Esattamente due minuti e mezzo dopo, un’auto nera con la iconica luce arancione sul tetto si fermò sull’attenti sul ciglio della strada, quasi sfiorando il portico. Il guidatore, un uomo sorridente sulla cinquantina con una folta barba grigia, smontò con un ombrello grande: “Gabriele? Sono Damiano, salite pure con calma, la aiuti con quel piede!” Con pazienza lo aiutò ad appoggiarsi all’auto e a salire, proteggendolo dalla pioggia. L’abitacolo era caldo, asciutto e profumava leggermente di pulito. “Dove è diretta la signorina?” chiese Damiano, muovendo dal marciapiede pronto all’azione. Gabriele gli diede l’indirizzo dell’hotel di Chiara, ancora impaurito dalla possibile figuraccia. Damiano confermò a radio, accelerò dolcemente evitando le buche più minacciose, e prese le strette vie più rapide della città, aggirando il traffico del centro con un’esperienza definitiva.
Meno di quindici minuti dopo, anche grazie a un pizzico di fortuna col semaforo, il taxi dell’uomo dalla barba grigia si fermava sotto il portico pulito dell’hotel di Chiara. Proprio mentre Gabriele, aiutato gentilmente a scendere da Damiano e appoggiato ormai all’ombrello come bastone improvvisato, tentava qualche passo esitante, la porta a vetri dell’hotel si aprì. Ne uscì Chiara, impeccabile nel suo vestito blu scuro, lo sguardo che passò immediatamente dalla leggera perplessità nel vederlo zoppicare sotto la pioggia, alla preoccupazione sincera. “Gabriele? Che è successo?” corse verso di lui. Lui sorrise, fatto radioso nonostante il dolore e l’umiliazione iniziale. “Una sciocchezza, un gradino infido. Ma grazie a Radio Taxi sono qui. Ti presento Damiano, il mio salvatore con la barba!” Chiara rivolse un sorriso sfolgorante all’uomo che gentilmente reggeva il passeggero e che stava già riaprendo lo sportello per ripartire. “Grazie di cuore!”. “Serve Lazaretto!” rispose Damiano con un pollice alzato, e chiuse lo sportello. Mentre la vettura scompariva nella notte bolognese in cerca di un’altra chiamata urgente, Gabriele e Chiara, ora stretti sotto lo stesso ombrello, si avviarono lentamente verso il ristorante, la serata finalmente, e meravigliosamente, salvata.









