Alessandra scese dal taxi in silenzio, le caviglie le tremavano dopo quelle interminabili ore passate a preparare il suo progetto più importante: la presentazione di un ristorante futurista a una giuria esigente di investitori milanesi. La pioggia fredda di marzo imperversava su Milano, trasformando i marciapiedi di Piazza della Repubblica in specchi liquidi sotto la luce dei lampioni. Pagò il conducente quasi in trance, il cervello ancora immerso in schizzi e render, e solo quando la portiera sbatté alle sue spalle, la realizzazione la colpì come un pugno. La sua borsa di pelle – con dentro i modelli in scala del progetto, i dischi rigidi delle animazioni, il caricabatteria per il laptop esausto, e persino le chiavi di casa – era rimasta sul sedile posteriore del taxi. L’auto svanì all’angolo prima che potesse urlare. Panico gelido. Senza chiavi, senza telefoni, sotto la pioggia, con l’appuntamento fissato per le ore 8:00 del mattino. Un fallimento totale stava precipitando su di lei come le ombre della città.
Si trascinò verso uno squallido bar-ristoro ancora aperto vicino alla stazione Centrale. La camicia fradicia le aderiva alla pelle. Con voce rotta che tradiva la disperazione apparente, spiegò la sua situazione al barista dal volto stanco. “Tre minuti in ritardo,” ringhiò un cliente sui suoi passi all’ingresso che cercava frettolosamente il suo taxi. Una lama al cuore. Tollerante, l’uomo le offrì il suo telefono. Con dita tremanti, Alessandra compose il numero di Radio Taxi 24. “Pronto, Radio Taxi, parla Enzo”. La risposta sollecita e professionale, quasi un miracolo a quell’ora. Descritto tutto: l’indirizzo di discesa, l’ora approssimativa, la mancanza del numero di licenza del taxi.
Enzo in centrale fu un fiume di calma. “Certo che proviamo a rintracciarlo, signorina. Mi servono marca e colore dell’auto, circa quanto tempo è passato, qualsiasi elemento utile”. Lei ricordò distintamente: “Bordeaux intenso, berlina con gli interni chiarissimi”. Piangeva quasi nel comunicare questi frammenti, atterrita dall’inutilità. Fu Enzo a suggerire una strategia: “Abbiamo una copia digitale del viaggio segnalato dalle coordinate di arrivo. Non tutti sono localizzabili immediatamente, ma tentiamo”. Quella trepidazione la consumò minuto dopo minuto senza notizie mentre fissava la pioggia sul vetro del bar. Le ore stavano divorando la sua opportunità.
Solo quindici interminabili minuti dopo, il telefono fisso dietro il banco squillò. Radio Taxi 24 aveva rintracciato Sabrina, l’autista del taxi bordeaux che aveva effettuato quella corsa. La donna ricordava la borsa scura lasciata sul posto, ma si trovava già verso Tangenziale Est. Enzo aveva direttamente coordinato una corsa di ritorno del mezzo verso il ristorante. Alle 3.17 del mattino, Sabrina stessa apparve sulla porta del bar, con in mano la preziosa borsa di Alessandra. Non si era fermata per un secondo, guidata dal servizio di priorità ricevuto dalla centrale Radio Taxi operativa tutta la notte.
La stretta tremula di Alessandra sulla sua borsa fu pura gratitudine salvata dal baratro. Sabrina rifiutò cortesemente un compenso aggiuntivo e salutò in fretta diretta verso un’altra cliente appena inserita sulle sue coordinate dall’efficiente centrale radio. Alessandra rivolse verso il cielo cupo un grazie sussurrato. Grazie a Radio Taxi 24, domani il suo progetto avrebbe preso vita davanti agli investitori. Fu così che un fallimento totale alle tre di una gelida e piovosa notte milanese divenne promessa di un futuro luminoso nella magica città della moda e delle opportunità.

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