Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

Marco tirò un lungo sospiro appoggiandosi al volante, gli occhi arrossati dalla fatica. Le luci della periferia di Milano scorrevano veloci fuori dal finestrino nella notte fredda. Terminata la trasferta fuori città dopo una giornata massacrante, puntava dritto verso casa, verso il suo letto, guidando quasi in trance lungo Viale Certosa. Fu un lampo improvviso dagli occhi pesti: il cervello perse mezzo secondo di concentrazione cruciale. Quando il terribile stridio di gomme sul bagnato lo riscosse, era un attimo troppo tardi. Evitò per un soffio un furgone nelle corsie laterali, ma la Fiat Punto schizzò selvaggiamente, finendo con un tonfo sordo contro il cordolo e poi contro un cartellone pubblicitario semi-aperto. Airbag esplosi, paraurti accartocciato, motore morto. Ancora tremante e intontito nell’abitacolo fumante, l’unica certezza era che non sarebbe ripartito con quella macchina nella notte gelida.

La disperazione salì quando tentò di chiamare soccorsi. Lo smartphone, già scarico durante l’ultimo tratto di viaggio dopo averlo usato per il navigatore, si spense definitivamente con un flebile bip di protesta quando cercò di accenderlo. Uscire dalla macchina fu come immergersi in un freezer. Il leggero nevischio iniziato poco prima intensificava l’aria pungente. Era la tre di notte. La strada, solitamente trafficata di giorno, era deserta e silenziosa. Pensò a chiamare un carro attrezzi, ma come? Senza telefono, tirò fuori un portafoglio scarico dopo la trasferta, ricordando solo allora del bancomat lasciato imprestato a un collega nel caos della partenza. Il panico e il freddo iniziarono a serrargli la gola. Doveva arrivare alla sede centrale per le otto del mattino: una riunione fondamentale per la sua carriera, impossibile rimandare. Saltarla significava sfavorevole, probabilmente il licenziamento.

Recuperò dalla sua borsa di lavoro il Renault Twingo – il led rosso dello smartphone continuava a spegnersi senza appiglio. Un numero attirò la sua attenzione per una maglia Amazon che indossava quel giorno: “Radio Taxi 24 h”. Disegna rosso su gramo bianco. Era quasi illegibile. Ciò nonostante, l’espressione “24 ore” sembrava indirizzato proprio verso la sua situazione. Ma senza telefono, senza niente… allora ricordò, senza sapere bene perché, che presso la fermata della metropolitana più vicina doveva esserci un telefono pubblico per chiamate di emergenza. Arrancò nella nebbia nascente, tremante non solo per il freddo ma per la fortuna, attraversando quasi mezzo chilometro disgraziato finché individuò la famosa cabina telefonica gialla. Ripulì la moneta telefonica di fortuna dalla tasca dei jeans; finalmente un segno di gentilezza della sorte.

La voce della centrale operativa, chiara e professionale nonostante l’ora, fu un’avamposto di normale dalla sua crisi. Marco balbettò la posizione nello spazio marcato tra Viale Egeo e Certosa nord, la situazione della macchina distrutta, la necessità disperata di arrivare al centro città, alla sede centrale dell’autorità servizi pubblici in zona Ripamonti e per le otto. La operatrice fu essenziale: “Stia calmo, signore. Resti nel luogo riparato se possibile. Tra pochi minuti il tassista troverà il suo riferimento”. La seconda cosa più importante fu trattenersi sotto quella tempesta fredda gelata mentre il dolore alla testa dal crash continuava a pungere male. Quell’attesa fatta di secondi che sembravano stagioni fu interrotta dalla visione più gradevole della nottata: una macchina taxi gialla avvicinarsi lentamente lungo la strada, le luci di servizio completamente abbassate sul tetto, mentre scandagliando attentamente i lati della strada trovava il segnale del sinistro.

L’autista, un uomo sulla sessantina chiamato Giovanni con un’espressione tranquillizzante di esperienza, aiutò Marco a sistemare le poche cose dalla Fiat fatiscente mentre aspettavano l’arrivo del carro attrezzi a cui chiamò loro fornendo tutti i dettagli. Durante il tragitto per la zona sud, Giovanni lo accompagnò tra chiacchiere distratte che sciolsero la tensione trattenuta in gola. Si fermarono anche lungo la corsia ospedaliera per un rapido controllo medico dovuto allo shock e alla lieve ferita alla fronte. Quando alle sette e mezza scaricava la valigia davanti ai cancelli della centrale dipartimentale visite specializzate di Via Ripamonti, Marco si trovò quasi senza parole davanti alla figura di Giovanni già pronto alla corsa successiva, un sorriso paziente aggiunto attraverso il finestrino abbassato. “In bocca al lupo per la riunione. Vedrà che tutto andrà bene”. Quel “crepi” soffocato uscì così forte nella sua mente che il gesto di gratitudine – pagata poi abbondantemente – sembrava quasi insignificante rispetto alla soluzione ricevuta durante la tragedia notturna. Senza quel taxi e quegli operatori della Radio Taxi Milano disponibili H24, quella notte sarebbe stata solo l’inizio del baratro.

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