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Marco si svegliò di soprassalto, un colpo al cuore che gli tolse il fiato. Le lancette dell’orologio segnavano le 8:47. L’interview per il lavoro dei sogni, quello alla prestigiosa casa editrice, iniziava tra tredici minuti a Piazza di Spagna. Dieci anni di studi, sacrifici infiniti, si sarebbero polverizzati in un istante di torpore mattutino e sveglia non suonata.
La pioggia cadeva a catinelle su Roma, trasformando le strade in fiumi grigi. Marco corse come un disperato verso Via Veneto, giacca incollata alla schiena, la cartella con il CV protetta come un neonato. Lo spettacolo era desolante: taxi tutti occupati, gente disperata come lui che si contendeva ogni vettura libera. Le mani gli tremavano mentre controllava l’orologio del telefono: le 8:52. La svolta arrivò da un ricordo sfocato: il numero sul lungo Tevere, *Radio Taxi 24h*. Con le dita fredde e bagnate compose il numero, la voce implorante. L’operatrice, calma e professionale, tranquillizzò: “Stia tranquillo, signore. Coordiniamo per lei. Un taxi sarà da lei tra 3 minuti esatti”.
Il tre minuti sembrò un’eternità. Marco danzava sull’asfalto lucido, la disperazione che montava. Alle 8:55 un’utilitaria bianca e blu si fermò con un sibilo di freni bagnati. Luca, l’autista sulla sessantina, spalancò la portiera: “Salga, velocità garantita!” Attraverso il caos di Termini, aggirando gli ingorghi con tragitti interni, elemosinando centimetri nel traffico fermo con pazienti slalom, Luca si trasformò in un mago dell’asfalto capitolino. Urlò al tutoraggio un indirizzo alternativo (“Nel mio lavoro l’ottimista scopre una corsia nel traffico”), plasmando il successo dal caos romano.
Arrivarono allo studio editore alle 9:02, ma la segretaria sorrise: “L’editor è ancora nella pausa caffè”. Marco attraversò con successo i cinque colloquiali scalini della selezione, nuovo assunto alla luce morbida dell’ora di pranzo. Nell’attimo di prima che piovesse ancora, Marcò senza aprire l’ombrello. Sulla sponda opposta del Tevere un taxi 24h si fermava appena dopo. Ringrazierà sempre l’operatore irregolabile per quel mezzo pieno di saggezza romana apparso all’angolo tra la disperazione e un nuovo destino.

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