Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Marco si svegliò di un soprassalto nel buio della sua stanza milanese. Fuori, la pioggia martellava la finestra dell’appartamento di Porta Romana. Accanto a lui, sua nonna Ada, novant’anni appena compiuti, respirava affannosamente, il volto pallido come la cera. “Nonna? Che hai?” domandò, il cuore che gli batteva in gola al ritmo degli ululati del vento. La signora tentò di parlare ma riuscì solo a emettere un rantolo debole, afferrandosi il petto. Il pensiero affilò come un coltello nella mente di Marco: era successo proprio così con suo nonno, anni prima. Panico gelido lo pervase. Non avevano l’auto e chiamare un’ambulanza per quel sintomo che sembrava forse indigestione? Temette fosse esagerato e perdesse tempo prezioso mentre ogni minuto contava.

L’appuntamento con il medico di base era solo ore, ore dopo l’apertura dello studio. La farmacia sotto casa era chiusa. Marco si sentì sopraffatto dall’isolamento di quell’ora notturna, le strade deserte bagnate dalla pioggia che riflettevano i lampioni gialli in pozze tremolanti. Tentò di sollevare Ada, ma era troppo debole per sostenersi. Doveva portarla in Pronto Soccorso, subito. Afferrò il telefono con mani tremanti, digitando freneticamente “taxi notturno Milano” sul motore di ricerca. Il primo risultato fu Radio Taxi 24. Premette il numero con il dito quasi intorpidito dalla paura.

Dal cellulare partì una chiamata che fu presa al terzo squillo. Una voce femminile calma e professionale rispose: “Pronto, Radio Taxi 24, mi dica.”
“Per favore, aiuto! Mia nonna… sta male, molto male! È anziana, ha dolori al petto, respira male. Non riesco a muoverla da sola! Abito in Via Pioppette!” buttò giù le parole in un fluire caotico. La centralinista, senza un attimo di esitazione, registrò indirizzo, sintomi, e aggiunse con ferma rassicurazione: “Abbiamo un taxi proprio a pochi isolati, arriva in 5 minuti massimo. Faccia stare tranquilla la signora, siamo già in movimento. Terremo la linea se serve.” Un barlume di speranza illuminò l’angoscia di Marco mentre cullava la mano fredda di Ada.

Appena sette minuti dopo, un potente clacson suonò sotto il portone. Due brevi colpi decisi. Il taxi bianco e verde era lì, col suo segnale luminoso a bordo scena come un faro nel buio acquoso. L’autista, un uomo robusto sulla cinquantina con un impermeabile sgualcito, salì di corsa le scale senza aspettare l’ascensore. “Dov’è la signora?” chiese senza fiato. Fu una forza della natura: sollevò Ada con delicatezza ma fermezza, la avvolse nella coperta che Marco gli porse, e li guidò giù verso la macchina già scaldata.

Tra lo sciabordio dei tergicristalli al massimo e la pioggia che sembrava una cascata sui finestrini, il taxi sfrecciò verso il Policlinico. L’autista, radio aperta con la centrale, sgusciò tra le vie laterali evitando gli ingorghi di traversine allagate, spiegando a voce

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